La notizia è arrivata come una bomba già alcuni mesi fa, provocando disagio e scalpore negli ambienti prolife spagnoli: in alcuni ospedali dove si pratica l'aborto esponenti della Chiesa Cattolica fanno parte del Consiglio d'Amministrazione. Si tratta degli ospedali di san Pau (Barcellona), sant Joan de Déu (Espluguesde Llobregat), appartenente ai Fatebenefratelli, e sant Geloni (Tartara), situati nelle diocesi di Barcellona, sant Feliú de Llobregat e Tamara, tutti in Catalogna.

La partecipazione ecclesiastica in questi ospedali non è irrilevante all'ospedale san Pau, per esempio, la Chiesa occupa il 33% dei posti nel CdA. Questo disagio ha portato il sacerdote Ignari Fuster alle dimissioni, il mano scorso, non solo del suo incarico di vice-presidente del CdA dell'ospedale di sant Geloni ma anche dal suo incarico di parroco, in nome dell'obiezione di coscienza. Ad aprile, un altro sacerdote, il padre Custodio Ballaste, della diocesi di Barcellona, ha deciso di inviare una lettera al arcivescovo, il card. Luis Martinez Sistach, esprimendo la sua preoccupazione per i gravi eventi accaduti negli ospedali.

La lettera è stata inviata in Vaticano, e padre Ballester afferma di aver avuto assicurazioni da un funzionario della Segreteria di Stato che Roma non solo conosceva già il problema, ma si era anche pronunziata. Secondo la denuncia dell'associazione Crux de San Anrés in questi ospedali si Praticano aborti chirurgici, chimici, sterilizzazioni, vasectomie e tecniche di riproduzione assistita almeno dal 2005. Secondo la stessa associazione, all'ospedale san Pau è possibile pedino trovare professionisti apertamente opposti agli insegnamenti della Chiesa in materia bioetica. È il caso del capo del dipartimento di Ginecologia, il dottore Joaquim Calai, che si è manifestato pubblicamente favorevole all'aborto.