Parvana è una bambina di undici anni, ma siccome dimostra meno della sua età, può uscire di casa e accompagnare il padre (che necessita del suo aiuto perché ha perso una gamba) al mercato. Il padre, laureatosi in Inghilterra, vive arrabbattandosi con la compravendita, perché il fatto di saper leggere e scrivere, nella Kabul dominata dai talebani, non è un punto a favore, anzi… Proprio per i suoi studi in Inghilterra verrà arrestato e su Parvana graverà tutto il peso della famiglia: infatti la madre non può uscire di casa senza essere accompagnata dal marito e non lo potrebbe fare neppure la sorella maggiore. Peraltro la ragazza dovrebbe indossare il burqa e quindi non le sarebbe fisicamente possibile aggirarsi per le sconnesse strade della città. Così Parvana è costretta a tagliarsi i capelli e fingersi un maschietto, per evitare di essere infastidita dalle guardie talebane.

Deborah Ellis racconta quindici episodi di “vita quotidiana a Kabul sotto i talebani”, visti con gli occhi di una bambina undicenne e destinati alla lettura dei suoi coetanei (ma anche ai più grandi farebbe bene leggere queste pagine). Il libro, che ha vinto il Premio Andersen come miglior libro per lettori da 10 a 12 anni, racconta episodi veri, anche se non tutti capitati alla stessa persona. Al momento i talebani sono stati cacciati da Kabul, ma sono presenti in molte altre zone dell’Afganistan e del Pakistan e sembra che non sia possibile sconfiggerli definitivamente. Sono dunque un incubo ricorrente per le popolazioni locali, mentre l’Occidente non si rende pienamente conto della pericolosità della loro esistenza.

Il romanzo Sotto il burqa, a cui si affiancano altri lavori della scrittrice canadese ambientati nell’Afghanistan dei talebani (Il viaggio di Parvana e Città di fango, raccolti nella Trilogia del burqa, tutti editi da Rizzoli), pur descrivendo una situazione altamente drammatica, non perde mai la luce della speranza e anche nei momenti più terribili non diviene mai angoscioso (lo ripetiamo, si tratta di un libro essenzialmente destinato ai bambini). Ciò non significa che la durezza di cuore dei fanatici difensori del Corano non sia pienamente descritta. La situazione afgana è sicuramente estrema, ma il pericolo che essa debordi oltre i confini della regione orientale è concreto. Sotto il burqa, pur nella sua semplicità di scrittura, serve allora anche a farci comprendere quale sia l’effettivo pericolo della presenza islamica nel nostro continente.