A due anni dai pogrom anticristiani nello Stato indiano dell’Orissa, in 20 villaggi del distretto di Kandhamal più di 4.000 persone subiscono ancora discriminazioni sociali e conversioni forzate da parte degli indù. Oltre alla paura di minacce e alla totale esclusione dall’economia locale, ai cristiani è proibito anche usare l’acqua delle fontane pubbliche e raccogliere legna nella foresta. «La gente vive ancora nella miseria. Hanno diritto a vivere una vita dignitosa e il Governo dell’Orissa ha l’obbligo di proteggere i cristiani da questi trattamenti disumani», ha affermato l’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, monsignor Raphael Cheenath. Il presule ha invitato le autorità locali a risarcire le persone colpite dai pogrom rimaste senza casa e ha denunciato l’insufficienza delle compensazioni erogate fino a questo momento: circa 800 euro per le case completamente distrutte e 300 euro per quelle parzialmente danneggiate.

Tra il dicembre 2007 e l’agosto 2008, gli estremisti indù hanno ucciso 93 persone, bruciato e depredato più di 6.500 case, distrutto oltre 350 chiese e 45 scuole. I pogrom hanno provocato lo sfollamento di più di 50.000 persone. Gran parte degli autori dei crimini è a tutt’oggi in libertà, e al processo presso il tribunale di Kandhamal i testimoni sono stati messi a tacere con minacce e discriminazioni.