Con il Motu proprio Ubicumque et semper del 21 settembre 2010, Benedetto XVI ha istituito il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, affidato a mons. Rino Fisichella. Il campo di azione di questo nuovo Dicastero è vasto per l’ampiezza dei confini non geografici, ma culturali che un’azione di evangelizzazione oggi presenta.

Dopo il crollo del comunismo, l’ultimo grande “sogno di costruzione” del Novecento, il vento del relativismo nichilista soffia in Europa. Questo nichilismo costituisce la vera essenza dell’anticristianesimo, che non sta in ciò che pretende di costruire, ma in ciò che vuole distruggere. In questo senso la caduta del comunismo e il congedo dall’idea marxiana di Rivoluzione non è l’abbandono della Rivoluzione ma solo l’eclissi di quella giustificazione concettuale che in un dato momento storico la Rivoluzione anticristiana ha voluto dare del suo processo.

Il relativismo nichilista dei nostri giorni rappresenta l’essenza della Rivoluzione, ma essendo un progetto di totale decostruzione ha bisogno di ritrovare, dopo il marxismo, un nuovo progetto di costruzione da proporre, perché se ciò non accadesse, se la Rivoluzione anticristiana continuasse a mostrare il suo volto nichilista, senza indossare una maschera progettuale, il vuoto da essa aperto potrebbe essere riempito dalla verità e dal bene, perché la natura rifugge dal vuoto e dal nulla.

L’Islam sta divenendo il comunismo del XXI secolo, riproponendo all’Occidente, in termini nuovi, la dimensione messianica e pseudo-religiosa della Rivoluzione anticristiana del XX secolo. Le religioni secolari del Novecento facevano appello al bisogno di assoluto, all’esigenza di sacro insita nell’anima umana. Oggi nel momento in cui, con la caduta dell’Unione Sovietica, la Rivoluzione sembra essersi dissolta nel pragmatismo della società tecnologica, il momento di religione secolare del marxismo viene recuperato dal radicalismo islamico all’interno della lotta contro l’Occidente corrotto e sfruttatore.

L’uomo è un essere per sua natura religioso, nasce col bisogno di Dio, che non è una creazione della sua intelligenza, ma un’essenza profonda del suo essere. In Russia, quando si trasformarono le chiese in musei dell’ateismo, la religione non scomparve, ma uscì rinvigorita dalle persecuzioni. Oggi la strategia rivoluzionaria consiste nel trasformare le chiese non in musei dell’ateismo, come all’epoca sovietica, ma in alberghi e supermercati e di offrire al tempo stesso una alternativa al bisogno di sacro, moltiplicando la costruzione di moschee e minareti, in nome di una falsa religione.

Di fronte al secolarismo e al relativismo della società postcomunista, l’Islam afferma l’esistenza di una aspirazione religiosa dell’uomo, rispondendo in tal modo al bisogno di sacro dell’uomo contemporaneo. Ma qual è la ricetta religiosa che l’Islam offre all’uomo secolarizzato dei nostri tempi? Alla religione di Maometto è estraneo il concetto di sacrificio, che nel Cristianesimo scaturisce dal suo mistero centrale, quello della Croce. L’Islam non chiede ai suoi adepti una trasformazione interiore: esso si presenta come una religione rituale, che si limita a esigere dai propri appartenenti il rispetto dei cosiddetti cinque pilastri: l’affermazione verbale del monoteismo, la recita delle preghiere prescritte, il digiuno del Ramadan, il viaggio una volta nella vita alla Mecca, l’elemosina rituale. Una volta adempiuti questi obblighi, il musulmano è libero di immergersi nel piacere: nulla nella sua religione lo chiama al sacrificio. Esistono certamente forme comparabili al sacrificio, dal digiuno al martirio nella “guerra santa”, ma si tratta di forme di sacrificio rituale, che nulla hanno a che vedere con lo spirito interiore del sacrificio cristiano.

L’Islam può essere definito una “religione del piacere”, non solo perché ignora il sacrificio, ma perché sostituisce nel Paradiso al concetto cristiano di felicità eterna quello di eterno piacere, di infinita voluttà. “Djanna”, che è il nome del Paradiso islamico, prevede innanzitutto le gioie dei sensi: banchetti squisiti, accompagnati da vini prelibati; gioie carnali con le huri, le sempre vergini a disposizione degli Eletti. La stessa visione di Dio è descritta come un piacere fisico della vista e dell’udito.

Un abisso divide la religione cristiana da quella musulmana non solo per il rifiuto islamico della Trinità, ma anche per la concezione materialista dell’al di là che caratterizza l’Islam. L’Islam, per il suo materialismo ed edonismo, è più affine al comunismo e al relativismo che al Cristianesimo. Perché possiamo dire che se il comunismo di Marx trasferisce il paradiso in terra, la religione di Maometto trasferisce i piaceri della terra in paradiso. Se il comunismo è una religione secolare, l’Islam secolarizza, a sua volta, il paradiso. In entrambi i casi, comunismo e Islam, ci troviamo di fronte a una concezione ben diversa da quella proposta della tradizione spirituale cristiana.

L’Islam può avere una grande presa sui giovani dentro e fuori l’Occidente. I giovani occidentali, come ogni uomo, aspirano, all’assoluto, ma sono corrotti dal relativismo, incapaci di sacrificio. La religione maomettana offre loro un surrogato di sacro, senza chiedere nessun sacrificio reale. L’Islam è una religione grossolana, a buon mercato che però, a differenza del New Age, è appoggiata da alcune delle nazioni più ricche della terra e dall’OCI, la Conferenza Internazionale Islamica, che raccoglie 58 Paesi musulmani che si impegnano a supportare l’Islam nel mondo, mentre l’Europa espelle le radici cristiane dalla sua costituzione e introduce il reato di “islamofobia”.

Ai giovani diseredati del Terzo Mondo, ma anche a quelli sradicati dal primo, l’Islam offre il paradiso dei sensi, subito, in cambio del martirio. L’esplosione di una bomba permette al Kamikaze di passare dalla sofferenza al piacere nello spazio di un attimo. L’attrazione può essere irresistibile.

È dalla riconquista dello spirito di sacrificio che deve partire una autentica rievangelizzazione dell’Europa. Questo spirito di sacrificio deve tradursi in un cattolicesimo dichiarato e militante. “Adesso è il momento di riprendere la nostra parola forte e coraggiosa perché siamo araldi del Vangelo”, ha dichiarato mons. Fisichella presentando il nuovo Dicastero. Oggi, non c’è male peggiore del pacifismo spirituale, che è la rinuncia allo spirito di sacrificio, e non c’è virtù più alta del combattimento spirituale, che è la scelta di chi abbraccia la Croce e ne fa un simbolo di lotta e di vittoria.

Benedetto XVI ci ha invitato a difendere i “valori non negoziabili”. Ciò vuol dire che esistono principi e valori su cui non si può trattare e mercanteggiare. Abbiamo bisogno di uomini che, di fronte alle lusinghe e alle offerte del mondo per abbandonare in tutto o in parte questi principi e questa verità, abbiano il coraggio e la forza di rispondere “mai”. Chi è capace di rispondere “mai” davanti al nemico che chiede la resa, è capace di suggellare con la parola “per sempre” l’amore che nella vita lo muove.