Il governo cinese e il suo sistema carcerario continuano a usare la tortura come strumento per ottenere delle “confessioni”. Nonostante l’impegno espresso due anni fa dall’esecutivo, e le ammissioni della Corte suprema del popolo, è impossibile per le vittime di questi maltrattamenti ottenere giustizia. Lo denuncia il China Human Rights Defender (Chrd), una organizzazione non governativa che opera per il controllo dei diritti umani in Cina.

La ONG cita il caso di Wang Jinyong, che tre anni fa è stato arrestato, tenuto in carcere e torturato per otto giorni nella città di Linyi, nella provincia dello Shandong. Nonostante i segni evidenti (fisici e mentali) degli abusi da parte degli agenti carcerari, le corti di giustizia locali e i funzionari governativi si sono più volte rifiutati di accogliere le sue denunce. In questo modo non soltanto non riesce a ottenere giustizia, ma rimane valida la confessione che gli è stata estorta con la violenza. (AsiaNews)