Alcuni giorni fa i romani hanno potuto notare con grande sorpresa e sbalordimento sugli autobus della linea ATAC della capitale la comparsa di grandi manifesti pubblicitari in favore dell’omosessualità e contro chi, come la Chiesa Cattolica e la stessa stragrande maggioranza dei cittadini, la considera un comportamento improprio, immorale o semplicemente da non promuovere.

Il pannello affisso sui mezzi di trasporto pubblico mostrava in effetti la fotografia di tre donne, non a caso giovani e di bell’aspetto, ognuna con un telefono in mano e nell’atto di comunicare: accanto alla prima di queste si poteva leggere “Dove posso fare il test HIV?”; accanto alla seconda “Sul lavoro sono discriminata, cosa posso fare?”; accanto alla terza “C’è un’associazione gay nella mia città?”.

Per tutte e tre le richieste, e per altre simili evidentemente, il manifesto fornisce un numero verde (!) a cui rivolgersi per avere le informazioni desiderate. La pubblicità “progresso”, come si legge nello stesso manifesto, è finanziata da Regione, Provincia e anche dal Comune, cioè con i soldi dei cittadini, in larga parte né omosessuali né favorevoli a queste forme di “discriminazione positiva”.