Partendo dalla figura di monsignor Roberto Ronca (1901-1977), Giuseppe Brienza ricostruisce la presenza cattolica nella vita politica degli anni Cinquanta. Paradossalmente il grande trionfo del 18 aprile 1948, che vide la DC trionfare contro il Fronte Popolare ed impedire l’ingresso dell’Italia nella sfera di influenza sovietica, comportò una successiva flessione della tensione anticomunista da parte del partito di De Gasperi.
Poco nota – e con un attento studio sulle fonti primarie l’autore la riporta alla luce – è l’opera di mons. Ronca, vescovo romano, medaglia d’argento al valor militare durante la Seconda Guerra Mondiale per l’aiuto prodigato in favore di militari monarchici, antifascisti ed ebrei nascosti nei palazzi vaticani durante l’occupazione tedesca di Roma. Il prelato negli anni Cinquanta cercò di far comprendere come il pericolo comunista non fosse affatto tramontato con la vittoria elettorale del 1948 (in seguito alla quale, per lo sforzo profuso, ricevette il titolo onorifico di “Arcivescovo di Lepanto”) e lo fece con una rivista ed un movimento politico collegato (Civiltà Italica). I risultati furono contrastanti: a Pompei (dove mons. Ronca era stato inviato) la lista “Bartolo Longo” amministrò la città per tre anni, ma Ronca venne richiamato a Roma – si disse perché la sua opera infastidiva il centrismo di De Gasperi – e nella capitale l’operazione “Don Sturzo” (una coalizione anticomunista con i monarchici ed il MSI) fallì, nonostante il consenso dato da Pio XII. Come si sa, vinse la linea “moderata” degasperiana, che avrebbe in breve portato al centro-sinistra e, qualche decennio dopo, addirittura a vedere i neo-comunisti al governo.
Il saggio di Brienza, che funge da monito sul tentativo di abbassare la guardia di fronte al costante pericolo della cultura “progressista”, si avvale anche della presentazione del cardinal Fiorenzo Angelini e della prefazione di Marco Invernizzi, che ricorda i tre momenti in cui i cattolici presero parte attiva alla politica italiana senza passare attraverso un partito (1874, Opera dei Congressi; 1913, Patto Gentiloni; 1948, Comitati Civici di Gedda): tre casi in cui venne data la precedenza ai valori e non alle sigle di partito.