Ha destato scalpore la proposta del cardinal Ruini: «Io non mi intendo di internet, ma specialmente le giovani suore dovrebbero entrare nei blog per correggere le opinioni dei ragazzi e mostrare loro il vero Gesù». Il porporato voleva sottolineare come un nuovo strumento di conoscenza, internet, sia pieno di affermazioni false sul cristianesimo e, poiché è comunque molto seguito dai giovani, è bene che i cristiani facciano sentire la loro voce anche nella “rete”.

Un discorso simile può essere fatto con le arti ed in particolar modo con quella che è sempre stata considerata l’ultima (non solo cronologicamente) fra di esse: il cinema. Il quale è ultimo, forse, qualitativamente, ma da un punto di vista quantitativo attrae il maggior numero di utenti, visto che l’unità di misura dei suoi spettatori è spesso il milione. Non ci si deve scandalizzare perché l’ultimo Guerra e pace televisivo ha registrato più telespettatori dei lettori italiani del romanzo di Tolstoi: del resto, un secolo fa, erano molte più le persone che avevano assistito alla Traviata di quelle che avevano letto La dama delle camelie…

È un dato di fatto, però, che un certo mondo intellettuale ha guardato sempre con distacco l’industria cinematografica, relegandola su un piano inferiore dal punto di vista artistico, ma dimenticando l’enorme impatto che poteva avere (ed ha avuto) sui costumi.

La casa editrice Ares si sta dimostrando molto attenta al fenomeno cinematografico: lo ha fatto principalmente con una serie di volumi a cura di Armando Fumagalli e Luisa Cotta Ramosino, Scegliere un film, che dal 2004 ha iniziato ad uscire con cadenza annuale, fornendo un’accurata disamina del meglio della produzione cinematografica di ogni anno, analizzando i film dal punto di vista estetico ed etico, evidenziando le problematiche morali affrontate da registi e sceneggiatori, segnalando gli eventuali problemi per la visione per il pubblico dei più piccoli (il target iniziale era quello dell’home video, cioè il libro si rivolgeva soprattutto a chi desiderava noleggiare film da vedere in famiglia).

Il risultato è una sorta di enciclopedia cattolica del cinema che ha avuto anche l’onore di essere affiancata ai prestigiosi (ma terribilmente laici) manuali “Mereghetti” e “Morandini” sul sito mymovies.it, uno dei più seguiti da chi vuole notizie sui film.
Giunto al quinto anno di vita, Scegliere un film ha raddoppiato, anzi triplicato: a fianco della guida cinematografica quest’anno Ares ha pubblicato una guida televisiva (Scegliere la tv, a cura di Fumagalli e Toffoletto, p. 424, ? 18) ed una riflessione sulla religiosità del cinema che va per la maggiore, vale a dire quello di Hollywood. Perché non si fanno film con tematiche religiose? Perché (lodevoli eccezioni a parte) i film in cui la fede ha un ruolo importante sono noiosi? Perché i registi cristiani realizzano solo film “di nicchia”, non generalisti, quindi inadatti a raggiungere il grande pubblico?

Cristiani ad Hollywood ospita interventi di vari addetti al settore (soprattutto sceneggiatori) che ritengono la cinematografia un’importante occasione da sfruttare per giungere ad una inversione di tendenza nella degenerazione dei costumi, dato che soprattutto i giovani (ma non solo) sono fortemente influenzati dai modelli che vedono proposti sul grande schermo.