Una nuova iniziativa globale, che include un invito a legalizzare l’aborto, è stata lanciata a New York da diverse agenzie dell’ONU e Organizzazioni non governative (ONG). Tra i patrocinatori dell’iniziativa – denominata Deliver Now for Women and Children (Agisci ora per donne e bambini) – c’è anche il Fondo delle Nazioni Unite per i bambini (UNICEF), un’agenzia che ufficialmente continua a negare il proprio sostegno all’aborto sotto qualsiasi forma.

Presentata come una campagna facente parte dei Millennium Development Goals (gli Obiettivi del Millennio decisi dall’ONU nel 2000) per sensibilizzare sulla salute delle donne e dei bambini, il programma di Deliver Now prevede tra l’altro un invito
all’“aborto sicuro”, che è sinonimo di aborto legale.

La campagna è coordinata dalla Partnership for Maternal, Newborn & Child Health, diretta da Kul Gautam, Vicedirettore esecutivo dell’UNICEF e assistente del Segretario generale dell’ONU, e i cui membri comprendono, tra gli altri, la Fondazione Bill & Melinda Gates, la International Planned Parenthood Federation (IPPF), le Agenzie per lo sviluppo di Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Bangladesh, nonché l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed il Fondo ONU per la Popolazione
(UNFPA).

I sostenitori dell’aborto spesso legano aborto “insicuro” e mortalità materna per spingere alla legalizzazione del cosiddetto aborto “sicuro”. I critici fanno notare che in Polonia, dove l’aborto è stato drasticamente limitato nel 1993, si è registrato da quel momento un rapido calo nel tasso di aborto e anche della mortalità materna. In Irlanda, dove l’aborto è tuttora illegale, si registra uno dei più bassi tassi di mortalità materna al mondo. Al contrario, negli Stati Uniti, dove dal 1973 è possibile l’aborto su richiesta, quest’anno c’è stato un aumento della mortalità materna.