Salirà a 77 entro la fine dell’anno il numero delle moschee a Berlino. E mentre nascono moschee, muoiono chiese: la Sankt Raphael Kirche, nella stessa città di Berlino, sta per essere trasformata in un supermercato, a causa del calo dei fedeli e della mancanza di fondi per mantenerla.

È la prima di una lunga serie: in Germania si prevede la sconsacrazione di settecento chiese nei prossimi dieci anni, che verranno trasformate in ristoranti, parcheggi auto, uffici, alberghi, centri per congressi. Da parte musulmana, invece, si assiste al proliferare non solo di moschee, ma anche di luoghi di preghiera disseminati nei circoli e nelle fabbriche.

Come può accadere questo in un Paese dove i musulmani sono meno di tre milioni contro gli ottantadue dei cattolici? Secondo il cardinale Lehmann, Presidente della conferenza episcopale tedesca, la risposta sta in due ragioni: da una parte ciò avviene perché essendo oggi la fede più sentita tra i musulmani che tra i cattolici, le moschee sono più frequentate delle chiese e se ne ha maggiore esigenza; dall’altra perché, in un Paese straniero, le moschee costituiscono anche dei luoghi di socializzazione e
di ritrovo e svolgono quindi una funzione secondaria rispetto all’essere luogo di culto (Il Giornale, 24 novembre 2006).

Esiste però una terza ragione che spiega questo fenomeno: in Germania la tassa per la Chiesa è pari al 9% dell’imposta sul reddito di chi dichiara di essere cattolico; negli ultimi anni pare che molti cattolici si dichiarino atei pur di non versarla. Questo non succede tra i musulmani, che si dichiarano sempre tali. Se a questo aggiungiamo i finanziamenti di Paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita e gli Emirati del Golfo, abbiamo chiarito i vari motivi della situazione di crisi in cui sta affondano la chiesa
tedesca.