Radici Cristiane

Diretto da Roberto de Mattei

Corea del Nord: La persecuzione anticristiana

Tutti oggi parlano della Corea del Nord e dei suoi minacciosi esperimenti atomici. Ma quasi nessuno parla della tragica situazione dei prigionieri politici o religiosi detenuti nei lager del dittatore nordcoreano Kim Jong II, che rinchiudono fra l’altro numerosi cristiani, in quanto il Cristianesimo è praticamente vietato.

In una conferenza tenuta a Trieste il 12 ottobre 2006, padre Bernardo Cervellera, direttore di Asia News, l’agenzia d’informazioni del Pontificio Istituto per le Missioni Estere, ha fatto il punto su questa drammatica situazione, basandosi anche sulle ricerche effettuate dall’Associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Dal 1953 ad oggi, il regime comunista coreano ha fatto sparire almeno 300.000 cristiani. Attualmente si può calcolare solo quanti siano i prigionieri cristiani (circa 80.000), in quanto di costoro s’interessano alcune associazioni cristiane, specie protestanti e di nazionalità sudcoreana. Degli altri non si sa quasi nulla, in quanto non vi sono associazioni capaci di occuparsene: una situazione simile a quella dell’Albania sotto la dittatura di Hoxa. Queste associazioni cristiane non possono entrare nella Corea del Nord, ma riescono a stanziarsi in Cina lungo il confine nordcoreano, con la scusa di svolgere attività commerciale.

Esse cercano di fare due cose. Innanzitutto di aiutare economicamente le genti che abitano vicino al confine, per alleviare la fame artificialmente creata dal regime comunista allo scopo di annientare la resistenza rurale. Inoltre cercano di accogliere i profughi che talvolta riescono a superare la cortina di ferro e a sconfinare in Cina. Ma quest’azione di accoglienza viene ostacolata dal regime cinese, alleato di quello nordcoreano, che considera quei profughi come clandestini e li restituisce al regime di Pyongyang: il quale li fa sparire nel nulla e talvolta organizza pubbliche esecuzioni capitali di fuggitivi rimpatriati, per dissuadere i cittadini dalla tentazione di scappare.

Tuttavia le associazioni cristiane riescono talvolta a salvare i profughi, dapprima nascondendoli, poi facendoli rifugiare nelle ambasciate o nei consolati stranieri in Cina, dove possono ottenere l’asilo per motivi politici e quindi espatriare in terre accoglienti. Padre Cervellera calcola che siano almeno 400.000 i nordcore-ani fuggiti in questo o in altri modi.

Ti potrebbe interessare anche:

Lettera del Mese

Ho letto recentemente di molti intellettuali e uomini di cultura, che, una volta convertitisi, hanno molto amato la preghiera del Rosario. Mi ha particolarmente colpito la storia della poetessa Ada Negri. Ho letto che ella era solita regalare Rosari agli amici. Eppure io ho sempre pensato che il Rosario fosse una pratica più legata al mondo dei semplici che dei colti. Voi che ne pensate?...

Leggi la risposta >