Il toscano padre Centi, nota e venerata figura di studioso e traduttore di san Tommaso d’Aquino, è da tempo anche apprezzato biografo di figure di santi, specie del proprio Ordine domenicano. Egli quindi non poteva ignorare la singolare figura del suo conterraneo e confratello Giovanni da Fiesole, ben più noto col soprannome di “Beato Angelico”.

Di questa grande figura, vissuta nel XV secolo e valutabile come uno dei maggiori pittori di ogni tempo, in realtà se ne sa pochissimo. Egli era difatti molto schivo, faceva parlar poco di sé e lui stesso parlava ancor meno; preferiva che fossero le sue opere a parlare per lui e a far discutere. Sappiamo che fu discepolo del beato Giovanni Dominici, arcivescovo di Firenze, e collaborò col suo successore sant’Antonino da Firenze; sappiamo che, apprezzato direttore di anime e priore di conventi, rischiò di diventare Generale dei domenicani; si sa che venne a Roma per lavorare per i Papi e quivi morì, sepolto nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Da queste notizie così scarne, padre Centi trae una dotta biografia critica, che cerca di riparare i numerosi errori storici commessi in passato e di posizionare meglio il personaggio nel proprio contesto storico, religioso ed artistico.

Il lettore non cerchi dunque una dissertazione sul significato e il valore dell’arte del Beato; questo libro ne ritrae solo l’uomo, il frate, il ministro. Resta comunque una buona occasione per conoscere meglio la figura di un pittore che fu non tanto il riconosciuto maestro dei maggiori artisti del secolo successivo, quanto la dimostrazione di quello che il Rinascimento avrebbe potuto essere ma che purtroppo non fu: ossia una nuova era di arte cristiana sorta mettendo le nuove tecniche pittoriche al servizio della concezione soprannaturale dell’uomo e della natura.