Radici Cristiane

Diretto da Roberto de Mattei

Il nuovo pericolo per i cattolici: il pantheon relativista

Il richiamo di Benedetto XVI ai “principi non negoziabili”, nel discorso del 30 marzo 2006, ricordato nell’ultimo numero di “Radici Cristiane”, ha indubbiamente contribuito ad orientare il voto di molti cattolici perplessi, pur senza arrivare a modificare l’esito della competizione elettorale del 9 aprile. Il calo di consensi della “Margherita” e la crescita dell’UDC, all’interno delle rispettive coalizioni, sono il sintomo di un travaso di voti a cui non è stato estraneo l’impegno dei movimenti e delle associazioni cattoliche che si sono volute far eco dell’appello del Papa.

Le dichiarazioni di Clemente Mastella contro “Radio Maria”, sono la conferma del successo di questo impegno, che non deve
essere in alcun modo inteso come “ingerenza” religiosa negli affari civili, ma come l’espressione del diritto dei cattolici a costruire una società temporale secondo le indicazioni morali del Magistero della Chiesa.

I principi “non negoziabili” della dottrina sociale della Chiesa devono continuare ad essere il punto di riferimento dello scenario politico successivo alle elezioni. Dopo l’elezione a Presidente di Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema e Walter Veltroni rappresentano le due punte strategiche, discordi ma complementari, del postcomunismo italiano.

D’Alema, partendo dal fatto che nel nostro Paese non è mai esistito un grande partito socialdemocratico, si propone
la creazione di una nuova forza politica “riformista”, legata al socialismo europeo. Veltroni, sulla base di un altro appuntamento mancato dalla sinistra, quello del compromesso storico, punta a sua volta ad un grande partito unico che possa realizzare la fusione di cattolici e comunisti. D’Alema, che potrebbe essere definito un togliattiano postmoderno, è il politico puro, convinto
che nella società non esistano altre forze al fuori dei duri rapporti di potere. La sua via, improntata a uno spregiudicato “realismo”, comporta la separazione tra politica e religione.

Veltroni, che è stato definito un Berlinguer kennedyzzato, insegue l’utopia della ricomposizione socialista tra politica e religione. Veltroni è però più “ecumenico” di Berlinguer, perché mentre quest’ultimo teorizzava l’incontro tra
comunisti “riformisti” e cattolici progressisti, il sindaco di Roma allarga il suo abbraccio alle ali estreme dello schieramento politico, dai centri sociali più fanatizzati ai cattolici “conservatori”.

Sia D’Alema che Veltroni hanno voltato le spalle all’ideologia comunista, ma non rifiutano la “lezione” di Antonio Gramsci, di
cui scompongono il metodo di conquista del potere: il primo afferma il primato della politica sulla società, il secondo il primato
della “cultura” sulla politica. Come “cultura” Veltroni non intende un’ideologia, ma quell’universo di emozioni, stimolate dal
cinema, dalla televisione, dalla letteratura, dalla musica, che si sostituiscono alle idee e ai valori in un orizzonte di compiuto
relativismo.

Se ci si attiene alla nota distinzione di Ernst Bloch tra un comunismo “caldo” (religioso) e un comunismo “freddo” (politico) si può parlare di un neocomunismo “caldo”, intriso di “pathos” sociale per Walter Veltroni, e di un neo-comunismo “freddo”, se non gelido, per Massimo D’Alema. Veltroni attrae alcuni settori del cattolicesimo “buonista”, per la ragione opposta a quella
per cui D’Alema affascina alcuni settori della destra più “cinica”. Per i cattolici, Veltroni rappresenta dunque l’insidia maggiore.

I passaggi di cattolici certamente non progressisti come Paola Binetti, Olimpia Tarzia e Alberto Michelini all’Ulivo, lasciano intravedere le possibili conseguenze di un’estensione della strategia veltroniana al piano nazionale, nel caso di una prevedibile
caduta del governo Prodi. Per Veltroni Dio “forse è malato” (è il titolo di uno dei suoi libri) e comunque è incapace
di assicurare la giustizia sulla terra. Il futuro del mondo dipende dalla capacità degli uomini di sconfiggere la fame, la povertà,
l’ingiustizia, nel segno di una globalizzazione che «può essere la primavera del mondo» (Forse Dio è malato, BUR, Milano
2005, p. 129).

Il globalismo veltroniano ricorda il sincretismo che Roma conobbe nel terzo secolo, quando Caracalla concesse il diritto di cittadinanza non solo a tutti i sudditi dell’Impero, ma a tutte le divinità straniere, che vennero simultaneamente accolte e venerate nel Pantheon. Il tempio del sindaco di Roma è oggi l’Auditorium dove, con iniziative come il festival filosofico recentemente dedicato all’“instabilità”, si celebra il culto della convergenza degli opposti. All’interno del Pantheon di Veltroni la funzione dei cattolici è quella, dialogica, di una presenza di valori destinati ad essere negati e superati da nuove sintesi: il loro
ruolo è quello di un’opposizione al relativismo già preparata per essere sconfitta.

Benedetto XVI invita i cristiani a rifiutare il mito del “cristiano adulto”, che confina la propria fede all’interno di una dimensione meramente privata, e a sforzarsi invece di proiettare nella vita sociale l’influsso della Chiesa e della religione. Veltroni a sua volta offre ospitalità ai cattolici, oggi nella sua giunta, domani in un Governo di “unità nazionale”, come la offrivano gli imperatori romani ai cristiani nel Pantheon.

Liberi in privato di praticare i propri culti, ma a condizione di incensare l’idolo del pluralismo relativista, ovvero a negare l’esistenza di quell’ordine di valori assoluto e immutabile che non solo la Chiesa, ma anche molti laici chiamano oggi diritto naturale e cristiano: una “legge naturale”, ha ribadito Benedetto XVI il 27 aprile, che Dio ha iscritto nel nostro cuore come «riflesso della sua idea creatrice» e che dall’incontro con Cristo, «non è abolita ma condotta alla sua pienezza».

Lettera del Mese

Ho letto recentemente di molti intellettuali e uomini di cultura, che, una volta convertitisi, hanno molto amato la preghiera del Rosario. Mi ha particolarmente colpito la storia della poetessa Ada Negri. Ho letto che ella era solita regalare Rosari agli amici. Eppure io ho sempre pensato che il Rosario fosse una pratica più legata al mondo dei semplici che dei colti. Voi che ne pensate?...

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