Questo libro sintetizza le lezioni di storia delle religioni tenute dall’autore presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Benevento. Con semplicità di linguaggio, ed anche con spirito anticonformista, il prof. Gnerre segue un metodo espositivo non solo didattico ma anche e soprattutto apologetico.

Egli non esamina la religiosità soggettiva, come manifestazione della tendenza naturale dell’uomo verso Dio e della ricerca della salvezza, bensì la religiosità oggettiva, che si manifesta nelle chiese o sette storicamente esistenti, con le loro dottrine, norme e riti. L’esistenza di numerose confessioni religiose viene considerata non come una felice varietà di vie alla verità ed alla salvezza, ma come un micidiale dedalo di vicoli ciechi che impedisce agli uomini di raggiungere Dio entrando nella sua unica Chiesa.

Il “pluralismo” religioso viene quindi spiegato come conseguenza del Peccato Originale, quando la primordiale unità religiosa, garantita dalla rivelazione data da Dio ai nostri progenitori, venne gradualmente sostituita dalle convinzioni e dalle sette religiose elaborate dalla fantasia e dall’arbitrio degli uomini, spinti dalle passioni disordinate e dagli interessi storico-sociali.

In questa luce, le principali religioni non cristiane (induismo, buddismo, taoismo, confucianesimo, shintoismo, islamismo ed ebraismo post-biblico) vengono esaminate con oggettività e correttezza, senza tentare di sminuirne il contrasto col Cristianesimo e la contraddittorietà con la ragione e col diritto naturale.

L’autore conclude che, se un singolo credente può essere degno di rispetto quando la sua fede è manifestazione di una sincera religiosità che può favorire la conversione alla sola vera Religione, invece le chiese non cristiane non sono rispettabili e tantomeno giustificabili.

Esse difatti non costituiscono espressioni della religiosità naturale bensì una sua deviazione, non conducono alla salvezza bensì alla perdizione, in quanto si fondano su errori teologici e deviazioni morali, sistematizzati in miti, riti e norme che distolgono dalla conoscenza del vero Dio ed dalla santificazione nella vera Chiesa. Ciò significa che, ad esempio, il musulmano sinceramente credente si può salvare non grazie alla propria fede o chiesa, ma nonostante queste. Di conseguenza, nel suo apostolato, il cristiano può essere comprensivo e rispettoso verso l’errante, ma non verso il suo errore, quale viene professato, applicato e propagandato dalle chiese pagane o comunque non cristiane.