L’architettura è la più importante fra le arti figurative, in quanto modella lo spazio sia privato che pubblico; si può anche vivere senza statue o quadri, ma non senza edifici. La cattedrale gotica è l’esempio più elevato di architettura sacra; essa non è un rudere del passato ma è tuttora il centro della vita spirituale di molte città.

In questo suo saggio Otto von Simson, docente di Storia dell’Arte nella Libera Università di Berlino, ne mette in luce le basi simboliche, metafisiche e teologiche, ricorrendo all’insegnamento lasciatoci da noti architetti come Suger, ma anche da teologi come san Massimo il Confessore, san Bernardo di Chiaravalle, Onorio di Autun, Ugo di San Vittore, Alano di Lille.

Cercando d’imitare il Divino Architetto, l’architetto medievale costruiva la cattedrale in modo tale da raffigurare l’ordine cosmico e sociale, ma soprattutto l’ordine soprannaturale quale si organizza nella Chiesa. Essendo il luogo in cui la comunità dei fedeli si radunava per pregare, la cattedrale doveva essere concepita, costruita e gestita come casa di Dio, immagine della Gerusalemme celeste, “porta del Cielo”, anticipazione del Regno eterno.

I materiali e le forme della cattedrale, la sua funzionalità pratica e bellezza estetica, servivano solo per permetterle di rappresentarne significato simbolico e di svolgerne il ruolo spirituale. Nel Medioevo si sentiva il bisogno di manifestare visibilmente il soprannaturale, incarnarlo nelle forme architettoniche, riattualizzarlo nelle cerimonie liturgiche.

La costruzione della cattedrale costituiva quindi la più importante attività sociale: in essa la comunità non solo testimoniava la propria Fede dotandosi di un luogo adatto al culto, ma esprimeva la propria concezione della vita, si armonizzava con l’ordine divino, riattualizzava i misteri cristiani.

È per questo che l’intera città collaborava al finanziamento, alla progettazione ed alla costruzione della chiesa, che rappresentava la summa non solo della fede, ma anche della speculazione filosofica e dell’attività politica della città, frutto del lavoro di varie generazioni.

Oggi l’arte non è più concepita come pubblica rappresentazione dello “splendore della verità”, ma viene ridotta ad arbitraria raffigurazione fantastica a scopo di privato godimento estetico; avendo perduto il senso del simbolismo, l’artista moderno è incapace di far sì che forme, figure e colori possano non solo raffigurare esteticamente, ma anche manifestare efficacemente una realtà spirituale.

L’architettura sacra moderna ha sacrificato dapprima il valore simbolico a quello estetico, poi questo a quello funzionale, infine perfino quest’ultimo è stato soppiantato da una sorta di “culto del brutto e dell’inutile”, ben manifestato nelle chiese recentemente costruite.