Radici Cristiane

Diretto da Roberto de Mattei

Scuola: le occupazioni scolastiche, un fallimento ingigantito dai mass-media

 

Nonostante l’evidente appoggio ottenuto da molti Rettori universitari e Presidi di Facoltà di orientamento progressista – denuncia il citato Coordinamento studentesco – le occupazioni hanno sospeso le lezioni in ben poche Facoltà, anzi solo in qualche aula di Facoltà, pur di poter dire che negli Atenei si tenevano riunioni contestatarie.

Inoltre questi occupanti non erano tanto studenti universitari, quanto militanti dei Centri Sociali, studenti liceali in libera uscita e soprattutto lavoratori, mobilitati dalla triplice sindacale (CGIL, CISL, UIL) mediante viaggi organizzati in pullman, in modo da farli passare da una Università all’altra, da una città all’altra.

Di conseguenza poche centinaia di occupanti estranei all’Università, spacciandosi per rappresentanti degli studenti, hanno impedito il libero svolgimento delle lezioni in alcune Facoltà, imponendo la occupazione alla massa dei veri studenti, i quali hanno invano chiesto ai Rettori di far intervenire la polizia per garantire il loro diritto allo studio (cfr. “Il Tempo”, 8 novembre 2005).

Questa mobilitazione politica ha avuto un tardivo strascico nella violenta manifestazione romana davanti a Montecitorio, nella quale una folla di giovani, incoraggiata da docenti, Presidi e Rettori universitari di Sinistra, ha cercato d’impedire ai deputati di entrare in Parlamento per votare la riforma dell’ Università.

In ogni caso, le occupazioni sono durate poche settimane; da tempo l’attività didattica è ripresa in quasi tutte le Facoltà, anche in quelle più turbolente come Milano, Torino e Bologna. Ma la grancassa dei mass-media ha ingigantito il fenomeno e ne ha prolungato la durata fino a un mese dopo la conclusione delle occupazioni o la loro riduzione simbolica ad un’aula, cercando di far credere agli italiani che ci troviamo di fronte ad “un nuovo Sessantotto” nel quale “gli studenti” si mobilitano per contestare il ministro Moratti e il Governo.

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