Massimo Viglione, docente di Storia Moderna all’Università Europea di Roma, con questo nuovo libro continua e approfondisce l’analisi del Risorgimento avviata dai suoi precedenti saggi sulle insorgenze. Lo fa da par suo, ossia con un linguaggio semplice e vivace e con l’attenzione rivolta all’attualità culturale e politica, nello sforzo di dissipare i luoghi comuni imposti dalla storiografia liberale o marxista, e spesso ripetuti conformisticamente da quella cattolica.

Il contenuto del libro è ben riassunto dal suo sottotitolo: Il Risorgimento e i cattolici: uno scontro epocale. Risalendo alle fonti documentarie delle vicende e dei protagonisti risorgimentali, perlopiù ignote al grande pubblico, l’autore rivela le intenzioni e i progetti non solo antipapali e anticlericali, ma anche oggettivamente anticristiani e, per certe correnti più rivoluzionarie, perfino anti-italiani.

L’unità della nostra Penisola fu fatta non tanto contro gli Stati Pontifici quanto contro la Chiesa, per assoggettarla al nascente Stato liberale e in questo modo realizzare la “rivoluzione italiana”, applicazione cisalpina di quella francese del 1789, che prevedeva la totale secolarizzazione non solo della politica, ma anche della cultura e della mentalità della nostra nazione.

In questo quadro, Viglione dimostra l’ipocrisia del celebre slogan cavouriano “libera Chiesa in libero Stato”: che in realtà mirava ad ingannare i cattolici realizzando una “serva Chiesa all’inter-no dello Stato padrone”, ossia una chiesa nazionale come quelle protestanti del Nord europa. Esaminando il processo risorgimentale dagli albori (il cosiddetto “riformismo illuminato”), e passando per l’età napoleonica, l’età del settarismo, i decenni unitari fino a quelli postunitari della più accanita persecuzione massonica, Viglione compie un’opera finora inedita: fornire il quadro completo della guerra alla Chiesa condotta dalle forze risorgimentali, guerra che provocò una ferita non ancora rimarginata alla identità cattolica della nostra nazione, che non nacque certo nel 1861, bensì nel corso dei secoli romani e cristiani.

Inserendosi nel dibattito sulla crisi dell’odierno Stato “laico” nato dal Risorgimento, l’autore dimostra che quella vera e propria guerra, fatta alla Chiesa dallo Stato liberale ottocentesco, ha favorito potentemente l’attuale estraneità dei cattolici alla vita pubblica, ha creato una classe politica massonica e faziosa che è sempre stata avvertita dal popolo come avversa alla vera identità e vocazione dell’Italia.