Il livello di attenzione degli italiani, a cominciare da quelli appartenenti alla classe politica, rispetto al fenomeno “droga” ha subito nel corso degli anni un sensibile e soprattutto preoccupante calo. Non è certo sufficiente la rinnovata – e morbosa – curiosità scatenata da episodi recenti che hanno coinvolto personaggi in qualche modo pubblici.
Di fronte a fenomeni sociali di portata tanto ampia e distruttiva, vale ben poco il temporaneo accanimento massmediologico privo di concreti contenuti propositivi e serie strategie politiche di contrasto culturale, prima ancora che operativo.
Ma la società italiana resta – certo, se opportunamente stimolata – comunque ancora sensibile al problema “droga” . Ben lo dimostra, infatti, un sondaggio commissionato dal Governo alla società Poggi & partners recentemente presentato alla stampa dal Ministro Carlo Giovanardi, cui da qualche mese sono state delegate le funzioni relative alla promozione ed al coordinamento delle politiche per prevenire, monitorare e contrastare il diffondersi delle tossicodipendenze.

L’indagine, che ha riguardato un campione rappresentativo telefonico di 2.500 cittadini con più di 16 anni in tutto il territorio nazionale, è stata condotta dal 3 al 5 ottobre scorsi.

Emerge, così, che il 57,6% degli italiani preferisce uno Stato decisamente proibizionista, vale a dire che persegue penalmente sia coloro che consumano droga che coloro che la commerciano, ad uno Stato che depenalizza consumo e commercio di sostanze stupefacenti.
Solo il 32,4% ritiene poi opportuno distinguere tra chi consuma droga, da non perseguire, e chi la spaccia, da perseguire penalmente. Esiste comunque una piccola percentuale, il 10% per l’esattezza, che si dichiara totalmente liberista sull’argomento.

Nonostante le polemiche cha hanno investito, e continuano ad investire, il disegno di legge “Fini” di riforma del “Testo unico sulle tossicodipendenze” (il DPR n. 309/90, oramai obsoleto strumento normativo) nel suo tormentato iter parlamentare, ben il 92,6% delle persone intervistate si è detto favorevole ad una regolamentazione in materia di droga, rispetto ad un 7,4%  decisamente contrario.
Il 58,6% del campione, inoltre, ha espresso l’accordo con la tesi secondo cui “la definizione per legge dei quantitativi massimi di droga che un cittadino può possedere senza essere perseguito penalmente possa servire, oltre che per ridurre il consumo, anche come elemento di disturbo per gli spacciatori”. Mentre il 41,4% non concorda con questa tesi.

Di estremo interesse, poi, la percentuale, ben l’89%, di italiani che considera tutte le droghe – ritenendo non accettabile, quindi, la distinzione tra “pesanti” e “leggere” – seppure in misura diversa comunque ugualmente dannose per la salute, sia fisica che psichica, e per le possibili alterazioni comportamentali. Solo l’11% del campione ritiene, invece, ancora valida la distinzione tra droghe “leggere” e droghe “pesanti”.
Infine, secondo il sondaggio commissionato dal Governo, il 61,4% degli intervistati si dichiara favorevole ad ampliare le possibilità di recupero per chi fa uso di stupefacenti attraverso il rafforzamento di programmi terapeutici alternativi alla detenzione, come quelli svolti presso le carceri a custodia attenuata, le comunità terapeutiche e i Sert.