Immaginiamo che un corteo di cattolici, giunto di fronte ad una moschea o ad una sinagoga, imbratti l'edificio con scritte oltraggiose e poi, in segno di sfregio, urini sulle mura del tempio. L'atto di profanazione sarebbe stigmatizzato sulle prime pagine di tutti i giornali e diverrebbe immediato oggetto di prese di posizioni politiche e di interrogazioni parlamentari, mentre nel Paese l'indignazione contro l' integralismo cattolico raggiungerebbe il diapason.

L'episodio è accaduto lo scorso 22 ottobre, ma nel silenzio generale. Il fatto è che i protagonisti non erano manifestanti cattolici, ma no-global dei centri sociali e l'oggetto dell'oltraggio non era una moschea o una sinagoga, ma una chiesa cattolica, la chiesa del Carmine di Torino, sulla cui facciata i facinorosi hanno urinato, tracciandovi scritte minacciose come "Nazi-Ratzinger" e "con la budella dei preti impiccheremo Pisanu".

Dell'atto sacrilego non ha parlato in Italia nessun giornale, tranne "Il Tempo" di Roma, e nessun uomo politico, tranne il presidente del Senato Marcello Pera. "È scandaloso il silenzio che si è registrato sulla profanazione della Chiesa del Carmine avvenuta a Torino", ha esclamato il 24 ottobre, a Siena, la seconda carica dello Stato, nel corso di una conferenza in cui si è visto contestato dagli stessi anarchici che un mese prima, in quella città, avevano fischiato il cardinale Camillo Ruini.

Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana era stato a sua volta oggetto di un'incredibile aggressione verbale nel corso di una trasmissione radiofonica, in cui il conduttore, tale Mario Tozzi, lo aveva definito "il più pericoloso dei rifiuti tossici, da eliminare con qualsiasi mezzo", meritevole di una fine "con un limone in bocca, come la porchetta". Lo stesso personaggio aveva aggiunto che il miglior periodo della storia è la Spagna della guerra civile, quando i sacerdoti, "i bacarozzi neri venivano inseguiti nelle Chiese e crocifissi sulle croci al posto di Gesù Cristo" ("Il Giornale", 22 settembre 2005).

Più scandalosa ancora di questi episodi è la mancanza di indignazione che li circonda. Essi si inquadrano peraltro su uno sfondo europeo che nello spazio di un anno ha visto lo storico rifiuto di inserire un richiamo al Cristianesimo nel Trattato costituzionale europeo e la altrettanto storica revoca di Rocco Buttiglione quale Commissario europeo alla Giustizia a causa delle sua posizioni cattoliche in materia di omosessualità.

Nel 2003, uno studioso americano di religione ebraica, Joseph Weiler, ha definito "cristofobia" l'accanimento con cui i capi di Stato europei si opponevano a citare il Cristianesimo nel preambolo della nuova Costituzione europea. Ora, un brillante giornalista francese, Michel de Jaeghere, ha pubblicato una Inchiesta sulla cristofobia che rivela tutta l'ampiezza del fenomeno.

L'autore osserva come quanto accade costituisce una netta smentita alle tesi dello storico francese René Rémond, secondo il quale l'anticlericalismo radicale sviluppatosi tra l'Ottocento e il Novecento era stato «La risposta all'irrigidimento del cattolicesimo intransigente, ultramontano, autoritario del Sillabo e del Vaticano l»: una «reazione proporzionata all'intolleranza clericale».

L'idea era che la Chiesa Cattolica, accettando, con il Concilio Vaticano II, un "armistizio" con il mondo moderno, ne avrebbe disinnescato l'aggressività anticristiana. Così non è stato. Negli ultimi quarant'anni, malgrado la "apertura al mondo", il cattolicesimo è progressivamente scomparso, o meglio è stato sistematicamente escluso dalla scena politica, sociale e culturale, mentre l'ostilità alla Chiesa Cattolica, ai suoi rappresentanti e al suo Magistero, si è andata facendo sempre più virulenta.

Se un best-seller blasfemo come il Codice da Vinci, accusa la Chiesa di aver nascosto la verità su Gesù Cristo, che si sarebbe sposato e avrebbe avuto una discenden-za da Maria Maddalena, un altro libro in testa alle classifiche, ora tradotto anche in Italia il Trattato di ateologia di Michel Onfray, afferma che «nessun documento contemporaneo, nessuna prova archeologica permette di concludere alla realtà dell'esistenza storica di Cristo» e invita a «una laicità postcristiana, atea e militante».

Il percorso tracciato in Spagna nell'ultimo anno dal governo socialista Zapatero trasforma questo laicismo militante in un progetto politico antitetico alla grande prospettiva di ricristianizzazione dell'Europa a cui fa appello Benedetto XVI.

Il Papa invita i cattolici a non ridurre la religione alla sfera privata e individuale, ma a testimoniare coraggiosamente Gesù Cristo, sull'esempio di fulgide figure del Novecento, come il vescovo, recentemente beatificato, Clemens von Galen.

Le virtù del coraggio e della speranza sono necessarie in un momento in cui il Cristianesimo è vivo, come hanno dimostrato i funerali di Giovanni Paolo II, ma se cerca di uscire dalle catacombe per far sentire pubblicamente la propria voce, viene pesantemente intimidito e aggredito. Le parole del Vangelo continuano a risuonare nella storia: «se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me» (Gv, 15, 18).

Gesù Cristo è, ancora oggi, pietra di contraddizione in Europa e nel mondo. L'odio contro il nome cristiano esige che ogni cattolico manifesti il suo amore a Cristo assumendo le proprie responsabilità e lottando a viso aperto contro il nemico.