Un aspetto particolare della situazione demografica dell’Unione Europea è rappresentato dalle conseguenze che su di essa provoca l’entrata di nuovi Paesi. L’allargamento dell’Unione ha finora peggiorato la situazione: ad entrare sono stati infatti i Paesi ex comunisti, dove la denatalità era un problema prima ancora che lo diventasse da noi, e che quindi hanno contribuito ad abbassare il tasso di fertilità del continente.

L’ingresso della Turchia, di cui il Consiglio Europeo sta discutendo in questi giorni, potrebbe, invece, favorire una inversione di tendenza, tanto che alcuni lo auspicano anche per attenuare il problema demografico europeo. Ciò però causerebbe altri gravissimi problemi al nostro continente.
Questo è un altro aspetto esaminato dal demografo Riccardo Cascioli (“Avvenire” 22 settembre 2005). Oggi la Turchia conta 73 milioni di abitanti, una popolazione equivalente a circa 10 dei nuovi Stati membri dell’Unione Europea, corrispondente al 15,5% dell’intero vecchio continente.
Inoltre, la Turchia gode tuttora di un alto tasso di fertilità di 2,5, figli per donna, di fronte al misero 1,4 che costituisce la media europea; l’attuale percentuale di crescita della popolazione turca è dell’1,8% contro lo 0,2 dell’Unione Europea (la quale peraltro, ricordiamolo, è in magro attivo solo grazie all’immigrazione).

Quando arriveremo nel 2030, la UE avrà circa 468 milioni di abitanti, mentre la Turchia ne avrà oltre 93 milioni, ossia il 20% del resto d’Europa; se sarà entrata nell’Unione, dunque, la popolazione turca ne costituirà il 17% dei cittadini. Se consideriamo poi l’aspetto religioso del problema, si prevede che i musulmani europei, che oggi sono circa il 5% della popolazione, nel 2020, grazie all’entrata della Turchia nella UE, supereranno il 10%.
Se i numeri valgono qualcosa, ciò significa un netto e rapido aumento dell’influenza turca, e dunque musulmana, nell’Europa del prossimo futuro.
L’analisi si questa prospettiva preannuncia un altro problema. Se consideriamo che il reddito medio turco pro capite è molto basso (appena il 28,5% del nostro), e che, con l’entrata nell’Unione, i cittadini turchi potranno circolarvi liberamente per cercare un lavoro migliore, imitando i loro compatrioti già presenti in gran numero dell’Europa centrale, l’attuale esuberanza demografica turca potrebbe domani facilmente tradursi in una esuberanza d’immigrazione verso il nostro continente.
È anche per questo che nel 2004 una commissione della UE sulla Turchia ha chiesto che la potenziale immigrazione lavorativa dall’Anatolia verso l’Europa venga prevenuta o almeno arginata da «clausole permanenti di salvaguardia che evitino gravi distorsioni del mercato del lavoro nell’Unione».