È da questo momento, ricorda lo storico Jacques Le Goff, «da quando l'Imperatore Costantino lo sottrae all'ombra della clandestinità, che il Cristianesimo si afferma definitivamente come la grande novità religiosa e ideologica dell'Occidente».

Il famoso mosaico del triclinio di Leone III raffigura Gesù Cristo che investe dei simboli della potestà spirituale e temporale Papa Silvestro e Costantino, mentre san Pietro conferisce a Papa Leone III il pallio e a Carlo Magno la bandiera. La distinzione, e insieme la intima collaborazione tra le due sfere, la ecclesiastica e la temporale, sarà, a partire da allora, la caratteristica fondamentale di un'Europa formata dal Vangelo e segnata dai simboli del Cristianesimo.

Nel corso dei secoli molti sovrani, seguendo l'esempio di Costantino, avrebbero propiziato la diffusione del messaggio cristiano nelle loro terre. In tal modo l'Europa — ricorda Giovanni Paolo II — «è stata battezzata dal Cristianesimo e le nazioni europee, nella loro diversità, hanno dato corpo all'esistenza cristiana» (Lettera Euntes in mundum del 22 marzo 1998). Grazie a questo slancio evangelico, la Chiesa plasmò la cultura, le arti, i costumi, le leggi: la civiltà cristiana fu il frutto di questo influsso della fede sulle istituzioni e sulla società.

Il processo di scristianizzazione che, con il pretesto di costruire la "modernità", ha voluto estirpare le radici cristiane della civiltà europea, ha sempre visto in Costantino il simbolo di un nemico da abbattere. Palmiro Togliatti ad esempio, discepolo di Stalin, il Diocleziano del secolo XX, nel celebre discorso di Bergamo del 20 marzo 1963 con cui, per primo, teorizzava la collaborazione tra cattolici e comunisti sulla base dello "Stato laico", lo faceva affermando che «la politica di Costantino e la politica di quest'età sono tramontate per sempre».

Cedendo alle lusinghe del social-comunismo, molti ambienti cattolici, in quegli anni, annunziarono da parte loro la "fine dell'era costantiniana" e il "ritorno alla Chiesa primitiva". L'idea era quella di rinunciare al modello della Cristianità, ritenuto ormai irrimediabilmente tramontato e di ricondurre la Chiesa alla purezza iniziale delle origini. Il prestigio e il potere di influenza sulla società che la Chiesa aveva guadagnato nel corso della storia era visto come un privilegio e un orpello a cui rinunciare in nome della "povertà evangelica".

Cosa è accaduto da allora? Se la svolta costantiniana del 313 diede libertà e pace alla Chiesa e facilitò la evangelizzazione del mondo, la svolta anti-costantiniana degli ultimi quarant'anni ha avviato un processo dapprima di indebolimento poi di marginalizzazione, infine di nuova persecuzione  della Chiesa all'esterno e all’interno dell'Europa. Non ne ha risentito solo il suo prestigio, ma anche la sua effettiva libertà.

Perché  meravigliarsene? Se la libertà di credere non viene facilitata e protetta dalle leggi e dalle istituzioni civili, se al mos non si accompagna lo jus, essa rimane pura teoria, mentre l’intera società si organizza per impedire alla Chiesa di predicare, d’insegnare, di vivere.

La figura del primo imperatore cristiano, che tra il 2005 (anniversario della sua ascesa al trono) e il 2007 sarà ricordata con convegni, esposizioni e mostre storiche, è un simbolico crocevia del XXI secolo. Ieri come oggi, ci troviamo di fronte ad un bivio: o cedere alla tendenza laicista, rassegnandosi che la Chiesa diventi una conventicola minoritaria, o reagire sia all'emarginazione che alle persecuzioni, favorendo un nuovo slancio evangelico e operando nella prospettiva di restituire al Cristianesimo il suo spazio nella società.

O seguire, con l'aiuto della Grazia, il cammino che da Costantino condusse all'instaurazione della civiltà cristiana, o ripercorrere, a ritroso, un itinerario che avrebbe il suo logico e coerente esito nelle catacombe e nelle persecuzioni. Persecuzioni destinate ad essere, dopo duemila anni di Cristianesimo, più subdole e sofisticate, ma anche più aspre e crudeli di quelle descritte dagli Atti dei Martiri. All'osservatore attento non possono sfuggire i presupposti storici di questa affermazione. Per ogni europeo e per ogni cristiano, l'ora è quella della scelta.