«In tante regioni della Spagna – ha detto il Papa – sono cambiate molte cose in ambito sociale, economico e anche religioso, cedendo il passo all’indifferenza religiosa e a un certo relativismo morale che influenza l’attività cristiana e che infetta conseguentemente le stesse strutture sociali del Paese». Secondo il Pontefice «questa minacciosa restrizione della libertà religiosa», che «segrega la fede nella sfera del privato e si oppone alla sua espressione pubblica (…) non fa parte della tradizione spagnola più nobile» e rischia di attentare alla «libertà religiosa, privando così l’uomo di qualcosa di fondamentale».

Il percorso tracciato in Spagna negli ultimi mesi dal governo socialista Zapatero si presenta in effetti come un modello antitetico a quello indicato dallo stesso Giovanni Paolo II nei suoi numerosi interventi in difesa delle radici cristiane dell’Europa.

Il Papa ha più volte affermato che il Cristianesimo ha storicamente conquistato il suo diritto ad essere presente negli spazi pubblici e collettivi della società europea. «La storia della formazione delle nazioni europee procede parallela a quella della loro evangelizzazione; a tal punto che le frontiere coincidono con quelle del Vangelo», aveva dichiarato Giovanni Paolo II proprio in Spagna, a Santiago di Compostella, il 9 ottobre 1982. «L’Europa – ha ribadito nella Esortazione Ecclesia in Europa del 28 giugno 2003 - si è sviluppata grazie alla forza unificante del Cristianesimo, divenuto a pieno titolo “la religione degli europei”» (n. 24). Il tempo che stiamo vivendo, con le sfide che gli sono proprie, secondo il Papa, «appare come una stagione di smarrimento» e soprattutto di «smarrimento della memoria e dell’eredità cristiane, accompagnato da una sorta di agnosticismo pratico e di indifferentismo religioso, per cui molti europei danno l’impressione di vivere senza retroterra spirituale e come degli eredi che hanno dilapidato il patrimonio loro consegnato dalla storia».

In questa prospettiva, Giovanni Paolo II invita ad opporsi al relativismo e al neo-laicismo allo scopo «di non disperdere questo prezioso patrimonio e di aiutare l’Europa a costruire se stessa rivitalizzando le radici cristiane che l’hanno originata» (n. 25).

Malgrado i reiterati appelli del Pontefice, il nuovo Trattato costituzionale, firmato a Roma lo scorso 24 ottobre, non reca nessun esplicito riferimento alla identità cristiana dell’Europa. Questa omissione, simbolica, ma eloquente, ci offre la chiave per interpretare quanto sta accadendo in Spagna, e quanto potrebbe accadere in altre nazioni, se non si arresterà il processo di “apostasia silenziosa” del continente europeo.

Nella seduta del 25 gennaio 2005, dedicata alla ratifica del Trattato Costituzionale europeo, la Camera dei Deputati ha approvato un ordine del giorno (9/5388/3), in cui, prendendo atto del mancato riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa, impegna il Governo «a riproporre l’inserimento di un esplicito riferimento alle radici giudaico cristiane nel preambolo del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, qualora si dovesse procedere ad una sua revisione» e «a promuovere comunque un’ampia riflessione sui valori cristiani come componente fondamentale nell’identità europea nel quadro dei dibattiti pubblici che accompagneranno l’entrata in vigore del Trattato stesso».

Quest’ultimo punto non è privo di importanza. Il dibattito sul tema delle radici cristiane non sembra destinato a spegnersi e il Governo e il Parlamento hanno preso, davanti al popolo italiano, l’impegno ufficiale di alimentare la riflessione su questo tema cruciale.

Non sappiamo se sarà possibile riproporre in sede europea il riferimento alle radici cristiane, anche perché non si è neppure certi che il Trattato Costituzionale entri mai in vigore: sappiamo però con certezza che dei valori cristiani e dell’identità cristiana dell’Europa si dovrà discutere nei prossimi mesi e nei prossimi anni, con il sostegno delle autorità civili. A questa discussione intendiamo dare un fattivo contributo con la pubblicazione della nostra rivista e con un’azione coerente e perseverante, tesa a riaffermare, con l’identità cristiana del nostro continente, la vitalità di quella legge naturale e cristiana di cui la Chiesa Cattolica resta, per divino mandato, l’interprete e la custode.