La scuola contro i nostri figli

Per secoli la figura del maestro (o della maestra) costituiva, sia per i bambini che per gli adulti. un "porto sicuro", una specie di ulteriore genitore a tempo, subordinato certamente a quelli naturali, ma complementare nell'incarico fondamentale della trasmissione non solo dell'istruzione di base, ma anche dei valori spirituali e morali sui quali si fondava la comunità (o meglio, la patria) in cui il bambino nasceva e cresceva. Cosa pensare quindi delle odierne maestre di una scuola elementare di Treviso - quindi in Italia, di un'Italia vera, la provincia veneta - che hanno preso l'allegra decisione di interdire ai bambini la gioia che infonde ai loro animi di rivivere l'incanto della Natività, l'emozione di "fare il presepe" (quella stessa emozione che ognuno di noi porta nel proprio animo nel ricordo dei suoi anni della fanciullezza), per non "mancare di rispetto" ai bambini musulmani di quella scuola di Treviso, Italia?

O, come altrove é stato fatto, di sostituire nei canti natalizi la parola Gesù con quella di "Virtù" (cosi fa, anche rima), sull'esempio dei giacobini francesi che sostituirono i tradizionali nomi dei mesi con altri... più "ecologici" (ventoso, piovoso, pratile...)? E che dire del preside di Vicenza che ha sostituito il presepe ideato otto secoli orsono da San Francesco, Patrono d'Italia, con i personaggi della favola di cappuccetto rosso? (C'è perfino chi ha abolito Babbo Natale, forse per ignoranza invincibile, non sapendo che di religioso non ha nulla...).

 

I diritti dell'uomo

Di fronte a tale vero e proprio attacco alle nostre radici comuni, il primo pensiero che ci viene alla mente corre fulmineamente ai diritti deII'Uomo: è diritto dei bambini di altre religioni non essere 'importunati dalla religione cattolica. Solo questa spiegazione può dare un, diciamo così , "senso", a tali follie. Ma è un "Senso" chiaramente perverso. Per fare un paragone che può sembrare fuori luogo ma non lo è affatto, è come quando gli omosessualisti rivendicano il diritto di avere in affidamento i bambini. E il diritto di quei bambini di crescere con un padre e una madre (sia pure adottvi, come tutte le decine miliardi di bambini nati dagli inizi dei tempi oggi e non con due padri o due madri?

E cosi é appunto con i nostri bambini defraudati da insegnanti ideologizzati e insensibili: che fine ha fatto il loro diritto di crescere festeggiando tutti insieme a scuola il Natale con le meravigliose sembri tradizioni cristiane? Con quelle condizioni in cui sono cresciute, peraltro, anche le nostre sprezzanti maestre di Treviso?

Quando vi è un presunto scontro di diritti, quali diritti devono vincere? Una risposta ovvia è peraltro giunta dalle stesse comunità musulmane in Italia: alcune di esse (non tutte certamente) hanno pubblicamente protestato contro questa allucinante deviazione ideologica di esponenti della nostra classe docente affermando che il presepe non offende i loro bambini. Cosi sono gli stessi musulmani che danno lezione di tolleranza alle nostre emancipate maestre di tolleranza. La tolleranza musulmana, in questo caso, nasce dalla paura: sanno benissimo che se passa il principio antireligioso, poi tocca a loro, ai loro chador e tutto il resto... Come in Francia.

 

La protesta della Chiesa

Che tiri una brutta aria in Europa (vedi Spagna con Zapatero, Francia con Chiraq, Germania con Schroder, ecc.), aria di totalitarismo laicista finalizzato alla scristianizzazione dell'Europa, ormai lo hanno certamente capito anche alcuni vescovi e cardinali. Cosi, dinanzi a questa ennesima violenza di cui la nostra tradizione religiosa è succube, si è alzata la voce autorevole del cardinale Ruini, vicario del Papa e Presidente della Conferenza Escopale Italiana.

Dopo aver ricordato che tali manifestazioni di intolleranza anticristiana possono sembrare "piccole cose" ma in realtà non lo sono affatto, in quanto possono essere causate da uno spirito "sbagliato e pericoloso", il cardinale ha rivolto ufficialmente un appello a tutti gli italiani, invitandoli a non accettare tali sopprusi: «Con tutto il rispetto per gli altri, la nostra è una tradizione di bene, Cristo ci ha dato il vero senso della vita umana e pertanto dico di non accettare in alcun modo scelte di questo genere».

Al cardinale Ruini ha fatto saggio eco il vescovo di Como mons. Maggiolini, che ha denunciato il rischio di arrivare, con questi sistemi, «a una forma di scetticismo o ateismo di Stato». Il rischio però può essere ancora peggiore: quello di «musulmanizzare il cristianesimo», presentando Gesù come un semplice profeta. Il dialogo, ha concluso il vescovo, non può pregiudicare la propria identità. Forse, dopo decenni di spensierato ecumenismo all'insegna spesso del rinnegamento della nostra storia e civiltà, proprio tale genere di aggressioni laiciste potranno aiutare i cattolici e gli uomini di Chiesa a percorrere la strada del dialogo con le altre religioni non come mera volontà di confronto paritario, ma come testimonianza della Verità fattasi Uomo. Vale a dire, nell'unica maniera che Cristo ci ha insegnato.