Dopo qualche anno Rino Cammilleri torna alla narrativa e lo fa con dieci brevi racconti che hanno come termine comune quello di un complicato delitto da risolvere. A portare alla luce la verità saranno dieci personaggi diversi, ciascuno con un “antenato” illustre a cui Cammilleri si ispira per dipingerne i tratti. Il lettore si troverà quindi di fronte a investigatori che gli ricorderanno di volta in volta Monsieur Dupin, Sherlock Holmes, Padre Brown… ma questo è una ulteriore indagine cui l’autore vuole sottoporlo, una sorta di undicesimo giallo. Cammilleri nella prefazione lamenta l’assenza attuale «della cosiddetta cultura cattolica in importanti settori quali il cinema, il teatro, la televisione, la musica, la narrativa d’azione e umoristica. Insomma, quasi tutti. Niente male per chi ha praticamente inventato la cultura occidentale».

Ma se, come prosegue, i buoni scrittori cattolici non fanno romanzi cattolici, ma buoni romanzi e basta, lasciando che la loro visione del mondo emerga dalle loro pagine, i racconti in questione fanno parte di quella letteratura che riesce non solo godibile, ma anche buona: senza risultare pesante ricorda come si possa essere bravi detective pur continuando a pregare; come i fini della massoneria non siano quelli filantropici sempre sbandierati; come il cattolicesimo sia incompatibile con il nazismo, a dispetto di tanti che – senza conoscere né l’uno né l’altro – credono il contrario.

I racconti seguono di qualche anno due romanzi dello stesso autore, anch’essi di genere definibile “giallo”: L’inquisitore, ambientato nel Medioevo, e Sherlock Holmes e lo strano caso di Ippolito Nievo, appassionante vicenda post-risorgimentale.