"Già in dogana mi requisirono il Rosario un piccolo crocifisso, ed il libro di preghiere... ma la cosa che più mi offese è che mi spezzarono il crocifisso... davanti agli occhi! La Messa la Domenica neanche a parlarne!". Sono parole dense dolore per il ricordo di momenti i quelle di alcuni lavoratori filippini che hanno trascorso anni loro vita in paesi islamici, particolarmente in Arabia Saudita, il loro diritto fondamentale a professare il credo cattolico è stato sistematicamente violato.

Un ragazzo filippino ha raccontato ad alcuni missionari a Manila la sua esperienza di lavoro all'estero in un paese dove non esiste libertà di culto: "Guai se mi avessero trovato anche un piccolo segno della mia Fede Cristiana! Guai se avessi tentato di fare un gesto della Fede Cristiana! Solo quando sono tornato nelle Filippine sono potuto rientrare in una Chiesa, per cinque anni non ho potuto prendere la Comunione. lo li perdono anche per quanto mi hanno fatto soffrire! Loro hanno diritto di pregare il loro Dio il Venerdì ed io il Mio la domenica... e non più di nascosto... come se commettessi un crimine! Ho paura per mia che ancora lavora li!"

Una ragazza, invece, afferma di essere stata fedele alla preghiera con alcuni piccoli stratagemmi: "Mi facevo il rosario con la mollica del pane... e quando riuscivamo a stare insieme, pregavo con le amiche di nascosto. Ma avevo paura: dormivo sempre con coltello perché il padrone dr violentasse di notte! Poi quando uscivo dovevo sempre essere coperta fino ai piedi ed accompagnata". Una sua compagna dice "Mi tenevano rinchiusa e dovevo lavorare come una bestia anche 15-18 ore al giorno ed alla fine non mi dettero i soldi che avevamo pattuito. Noi cristiane eravamo considerate meno di nulla! Perché, perché qui sono tutti liberi di pregare il loro Dio invece noi lavoratori cristiani non possiamo farlo?". Numerose testimonianze raccolte da missionari che lavorano nelle Filippine evidenziano la tragica condizione di assoluta assenza di libertà religiosa alla quale sono sottoposti i lavoratori stranieri in alcuni Paesi dove si può professare un'unica religione.