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Un dipinto controverso?

Sicuramente l’Angelus è tra i dipinti a tema religioso più noti e riprodotti. Opera di Jean François Millet, fu realizzato nel 1858-59 per un magnate americano, Thomas G. Appleton. La posa raccolta dei protagonisti non può essere oggetto di finta devozione, non è una simulazione per convenzione. L’umile origine dei due testimonia quanto il Cristianesimo sia penetrato nel cuore del popolo, profondamente.

La natura morta in Italia tra Cinque e Seicento

La galleria Borghese di Roma ospita una mostra che racconta le origini della “natura morta in Italia”, mettendo a confronto la celebre Canestra di frutta di Caravaggio e le opere del misterioso pittore noto come il Maestro di Hartford.

L’altare della Cattedra

La Cattedra di Pietro, nell’omonima Basilica, lascia apparire la libertà dal giogo delle leggi statiche: concreto e trascendente si fondono in una scenografica predica. Una predica, che induce sentimenti di pietà e sospinge come in un anelito verso Dio.

La Cattedra del Bernini

La Cathedra realizzata da Gianlorenzo Bernini nella Basilica di San Pietro e costruita sulla tomba del Principe degli Apostoli in Vaticano rappresenta il polo di maggiore attrazione nel percorso spirituale e materiale verso Dio che ogni pellegrino è chiamato a compiere, fin dal momento in cui varca la soglia.

Il cuore e l’anima di Vienna

La Cattedrale di Vienna, dedicata al protomartire santo Stefano, rappresenta il cuore e l’anima della capitale austriaca, nonché un magnifico monumento alla gloria divina, edificato su di una piccola chiesa precedente. La più grande delle 23 campane, la Pummerin, ottenuta col metallo sottratto ai cannoni musulmani dopo il fallito assalto del 1683 alla capitale, rappresenta un simbolo, che testimonia la storia cattolica dell’Austria e dell’Europa.

Il tesoro della Corona

Il Tesoro della Corona degli Asburgo viene considerato la culla delle collezioni imperiali, poiché riassume in sé oltre mille anni di storia d’Europa e dell’Occidente. Del patrimonio fan parte croci, santi reliquiari, altari ed oggetti – come la Corona del Sacro Romano Impero, quella di Rodolfo II e l’Achatschale –, che presentano e rappresentano richiami espliciti alla profonda fede ed al ruolo di servizio apostolico alla Chiesa, svolto da una Dinastia, che ha sempre sentito su di sé forte la responsabilità e l’impegno di un’azione personale e di governo coerente coi principi cristiani.

Francesco Giuseppe I Sovrano esemplare di un Impero provvidenziale

Nell’Imperatore Francesco Giuseppe si componevano armonicamente due concezioni della regalità: il monarca consacrato ed il sovrano primo funzionario dello Stato. La sua popolarità era immensa. In lui si concentravano la grandezza e l’umiltà del Sovrano cattolico, che regna «per Grazia di Dio» ma di fronte al confessore è uguale al più modesto dei suoi sudditi.

La Vienna degli Asburgo

Vienna è sinonimo di ordine e precisione dei ritmi di vita dei suoi abitanti: così ieri, con l’Impero, pur non essendo una delle più grandi e popolose città europee, è riuscita a lungo a determinare la politica di tanti altri Stati, che in essa videro un costante punto di riferimento. E così oggi, quale frutto di secoli di educazione civica e di amore per la bellezza costantemente coltivata, è la città europea con la più alta qualità di vita…

La forza di sant’Agata

Una storia antichissima e dolorosa, una storia di fede, la storia di un esempio che ancora a distanza di secoli continua a unire milioni di devoti nel mondo. è la storia di Agata, vergine, martire e santa patrona di Catania. La vita di Agata è diventata per i catanesi simbolo della forza salvifica di una donna, esemplarmente dotata di libertà di pensiero e di giudizio.

«Evviva sant’Agata!»

Segno del legame indissolubile che lega i catanesi alla loro Santa Patrona, sono tre i giorni di culto, devozione e folclore che da cinque secoli vengono dedicati ad una festa, capace di coinvolgere l’intera città e di richiamare centinaia di migliaia di fedeli, turisti e curiosi da ogni dove.

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Lettera del Mese

Carissimi, spesso il sacerdote durante l’omelia dice di non giudicare, dice che a noi cristiani spetta solo essere misericordiosi, perché Dio lo è. Questo parlare, però, a volte mi sembra un po’ troppo arrendevole, quasi come se dovessimo cadere in una sorta di indifferenza dinanzi a ciò che si può e a ciò che non si può fare. Voi cosa ne pensate? Un’altra domanda: tempo fa sui giornali a proposito del peccato di aborto si è parlato di scomunica “latae sententiae”. Cos’è?...

Leggi la risposta di CORRADO GNERRE