Radici Cristiane n. 51 - Gennaio 2010 - Fonte: AsiaNews | www.radicicristiane.it


PAKISTAN: I cristiani vivono di nascosto il Natale per paura di nuove persecuzioni

Un Natale silenzioso è quello che si apprestano a vivere i cristiani in Pakistan. Un Natale all’insegna del “basso profilo”, senza luci o decorazioni esteriori. La comunità è ancora scossa dagli attacchi ai villaggi di Koriyan e Gojra, della scorsa estate, la guerra dell’esercito ai fondamentalisti ha scatenato una nuova ondata di attentati e il timore di nuove violenze resta alto.

Mons. Lawrence John Saldanha, arcivescovo di Lahore e presidente della Conferenza Episcopale Pakistana, conferma che il 2009 sarà un «Natale silenzioso», una ricorrenza a carattere «familiare», perché la situazione nel Paese è «molto brutta». In passato scuole e parrocchie organizzavano recite, canti, momenti di incontro legati alla festività. Quest’anno, conferma il prelato, molti «hanno già cancellato gli appuntamenti in calendario» e non vi saranno nemmeno «le decorazioni» all’esterno di case ed edifici. «Non si avverte – aggiunge mons. Saldanha – un’atmosfera di gioia, non c’è felicità perché le persone hanno paura e sono sconvolte dalla situazione del Paese». Egli precisa però che le funzioni liturgiche e la messa di mezzanotte si terranno «come fatto normalmente in passato» e non teme «un calo nel numero dei partecipanti» perché «la loro fede è salda».

Gli attacchi a interi villaggi e gli omicidi extragiudiziali, perpetrati in nome della legge sulla blasfemia, hanno alimentato le paure e i timori della comunità cristiana. Tuttavia, dal Pakistan arrivano piccoli segnali di speranza per un cambiamento. La Commissione di inchiesta sugli incidenti di Gojra – un villaggio assaltato, case incendiate, 8 morti – guidata da un giudice dell’Alta Corte di Lahore, ha chiesto al governo di «prendere in seria considerazione l’incidente» e auspica una modifica della legge sulla blasfemia. Introdotta nel 1986 dal dittatore pakistano Zia-ul-Haq, essa prevede l’ergastolo e la pena di morte per chi profana il Corano o dissacra il nome di Maometto. (AsiaNews)

 

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