Radici Cristiane n. 32 - Febb/Marzo 2008 - di Annamaria Scavo | www.radicicristiane.it


Sperlonga, un incanto che anticipa Gaeta

Prende il nome da “speluncae”, le numerose grotte naturali che animano la costa tutt’attorno ed è un pittoresco centro arroccato sulla cima del Monte San Magno, una lingua rocciosa dei monti Aurunci che si allunga nella Riviera di Ulisse, fra il promontorio del Circeo e quello di Gaeta. Si tratta di Sperlonga, uno dei centri balneari non a caso preferiti dagli antichi romani sin dall’epoca repubblicana per bellezza dei luoghi e per mitezza del clima, sede di magnifiche residenze, di epicentri produttivi e di “otium”.

Il paese conserva ancor oggi intatto il suo nucleo originario dal sapore tipicamente mediterraneo, con costruzioni bianche, piccoli archi in fuga tra stretti vicoli e, di tanto in tanto, uno squarcio di mare e di cielo.
Nella piazzetta, fulcro del paese, l’atmosfera di un salotto ospitale. Da lì partono viuzze e scalette che scendono al mare più incontaminato del Lazio.

Amata fin dall’antichità

Le sue origini sono molto lontane. Secondo alcuni studiosi, non vicino alle sue coste sorgeva una città fondata dai Laconi, gli spartani.
Ma i romani ne sono stati i più grandi estimatori. L’Imperatore Tiberio vi fece costruire una villa imponente, che comprendeva un’ampia grotta arredata con pregevoli sculture che celebravano il mito di Ulisse.

Dopo la caduta di Roma, le popolazioni del luogo si rifugiarono proprio nella villa, per poi arroccarsi ben presto sulla collina, più protetta dalle malattie delle paludi sottostanti e dalle incursioni continue dei pirati che infestavano il Tirreno.

A tal fine vennero costruite delle torri di avvistamento, quasi tutte del ‘500, che ancora punteggiano la costa in modo pittoresco.
Della Torre Centrale, che dominava l’antico paese, restano tracce e l’immagine nello stemma della città.
All’estrema punta del promontorio, sulla viva roccia, sorge la Torre Truglia, edificata sui resti di una torre romana nel 1534. Fu distrutta e ricostruita per ben due volte. Solo dal Settecento ha rappresentato una vedetta sicura e nel Novecento è stata utilizzata dalla Guardia di Finanza. Ora è sede del Centro Educazione dell’ambiente Marino del Parco Naturale Regionale “Riviera d'Ulisse”.

Ad essa si aggiungano la Torre del Nibbio e la Torre di Capovento eretta, quest’ultima, nel 1532 e divenuta posto di dogana nel 1820. Ora è completamente ricostruita.
Se nel 1534 il piccolo centro venne raso al suolo dalle orde di Kaireddin Barbarossa, nel Settecento e Ottocento furono costruiti palazzi signorili e chiese e Sperlonga assunse l’attuale caratteristica struttura a forma di testuggine e la fama di importante centro turistico e culturale che la rende meta ambitissima. Con le sue case bianche, le salite ripide, le scale tipiche dei vecchi paesi arroccati, il mare bellissimo, questo centro ha un fascino accogliente.

Non mancano i tesori d’arte

La chiesa più antica del paese, “Sanctae Mariae de Spelonche” è oggi chiusa al pubblico e oggetto di un impegnativo restauro. Menzionata già in un documento del Codex Caietanus del 1135 come importante sede di culto, risale infatti ai primi anni del XII secolo. E a quell’epoca risalgono alcuni dei preziosi affreschi che gli studiosi stanno esaminando.

L’altare maggiore è decorato da una grande tela della Madonna Assunta e da un coro a volta, mentre nella cappella di San Leone Magno, proclamato patrono del paese i primi del Settecento, è contenuta una statua di scuola napoletana.
Fra le varie cappelle della navata laterale, quella dedicata a San Domenico ha un prezioso altare del Settecento.
Altri tesori sono contenuti nel Museo Archeologico annesso all’area della Villa di Tiberio, nato negli anni Sessanta dalla necessità di ospitare i pregevoli reperti scultorei rinvenuti negli scavi condotti nel sito a partire dal 1957.

La raccolta comprende i celebri gruppi marmorei in cui sono stati finora identificati quattro episodi dell’epos omerico: l’assalto di Scilla alla nave di Ulisse, l’accecamento del ciclope Polifemo, il ratto del Palladio e Ulisse che solleva il cadavere di Achille.
Una vera odissea di marmo ed una preziosa testimonianza storica e artistica del mito di Ulisse. Le sculture, rinvenute in migliaia di frammenti, che un lavoro paziente sta ricomponendo, potrebbero essere opera di tre famosi scultori rodii, Atenodoro, Agesandro, e Polidoro, autori anche del celebre Laocoonte oggi in Vaticano, cui Tiberio aveva commissionato la decorazione dell’antro.

Ad essi vanno aggiunti ritratti, immagini di divinità, soggetti mitologici oltre a suppellettili e manufatti che decoravano l’antica villa e documentano l’ininterrotta continuità di vita del complesso fino all’età tardo-antica.
Nei pressi della villa, a completare lo stupore, l’Oasi Blu, uno specchio di mare e di arenile di circa 11 ettari, gestita dal W.W.F. e un promontorio a macchia mediterranea adagiato sul fondale di un lembo sabbioso ricco di piccole insenature.

 

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