Radici Cristiane n. 21 - Gennaio 2007 - di | www.radicicristiane.it


L' eco-socialismo globale

Una nuova lotta di classe

Secondo il vecchio copione marxista, la rivoluzione dovrebbe ricevere impulso prevalentemente dai proletari in rivolta contro la società borghese capitalista, giudicata discriminante nei loro confronti. Era la cosiddetta “lotta di classe”.

Ma già negli anni ’30 del secolo scorso pensatori comunisti o di sinistra come Antonio Gramsci e i tedeschi della Scuola di Francoforte, cominciarono a guardare oltre, abbozzando i lineamenti di ciò che sarebbe stato il post-comunismo.

Andò così formandosi l’idea di una “rivoluzione culturale”, la cui iniziale attuazione si può far risalire al maggio ’68. Superando gli schemi marxisti, che comprendevano il campo economico e quindi quello politico e sociale, questa rivoluzione contesta radicalmente e allo stesso tempo tutte le forme di autorità e di gerarchia in ogni campo ed in ogni forma.

«L’idea tradizionale di rivoluzione è tramontata – proclamava Herbert Marcuse, filosofo del ‘68  adesso dobbiamo intraprendere una sorta di diffusa e totale disintegrazione del sistema». Questa disintegrazione sarebbe provocata dalla rivolta, simultanea e convergente, di tutte quelle categorie che, indipendentemente dalla loro situazione economica o sociale, si ritenessero “oppresse” da qualunque fattore.

Successivamente, e sempre in vena di aggiornare gli schemi rivoluzionari, studiosi legati all’Internazionale socialista ampliarono ancor di più l’orizzonte conflittuale, architettando l’idea di uno scontro fra il “Sud”, cioè i Paesi poveri nei panni del proletariato, e il “Nord”, cioè i Paesi ricchi nei panni della borghesia.

Sarebbe una sorta di lotta di classe globale che verrebbe sostituirsi alla vecchia divisione Est-Ovest dei tempi della Guerra Fredda. Oltre ai soliti aspetti politici, sociali ed economici, questo conflitto conteneva però una novità: i temi ambientali. «Vogliamo scatenare una lotta fra Sud e Nord – annunciava nel 1990 Fernando Gabeira, dirigente dei Verdi brasiliani – le armi di questa guerra saranno l’inquinamento, la deforestazione, l’ozono, l’effetto sera».

Lo scopo di questa guerra sarebbe, in un primo momento, la distruzione della società borghese capitalista. «Gli Stati Uniti crolleranno come è crollata l’URSS», dichiarava Edward Goldsmith, “Premio Nobel Alternativo” nonché direttore della rivista londinese The Ecologist. Successivamente, viene proposto un ripensamento radicale dei modelli di sviluppo vigenti e la loro sostituzione con modelli più “solidali” e meno “consumisti” che, guarda caso, in larga misura coincidono con quelli proposti dalla rivoluzione culturale.

«Serve una nuova rivoluzione eco-industriale – proclamava Maurice Strong, Segretario generale della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo – dobbiamo attuare un cambiamento fondamentale nei nostri schemi mentali, una rivoluzione radicale nella maniera in cui facciamo le cose».

 

Le Commissioni Brandt, Palme e Brundtland

Interpellata dall’autore in merito all’impegno dell’Internazionale socialista in tema di ambientalismo, l’allora Primo Ministro norvegese nonché vice-presidente di questo organismo, Gro Harlem Brundtland, ammetteva: «È chiaro che questa organizzazione sta studiando i temi ambientalisti da molti anni. Vogliamo andare incontro alle sfide ideologiche del futuro. Questi temi sono studiati e messi insieme dall’Internazionale socialista. (…) Ci sono state tre diverse commissioni che hanno successivamente sviluppato questi temi. Ci fu la Commissione Brandt, nella quale partecipò anche il Primo ministro Palme. (…) Qualche anno dopo ci fu un’altra commissione, questa volta presieduta da me. (..) Inoltre ci fu la Commissione sull’ambiente e lo sviluppo, richiesta dalle Nazioni Unite. (…) Tutte queste commissioni furono presiedute da persone legate all’Internazionale socialista, della quale io sono attualmente il vice-presidente».

La primadonna socialista si riferiva alla commissione diretta da Willy Brandt, che nel 1980 presentò il rapporto “Nord-Sud: Programma per la sopravvivenza”; alla commissione diretta da Olaf Palme, che nel 1982 pubblicò “La sicurezza globale”; e alla commissione diretta da lei stessa, che nel 1987 diede alla luce “Il futuro globale”.

Le analisi e le proposte contenute in questi documenti compongono il fondamento dottrinale dell’attuale movimento ambientalista. E, come abbiamo visto, lungi dall’essere ideologicamente neutri, mostrano chiaramente la loro origine neo-marxista.

 

Sviluppo sostenibile e governo globale

Prendiamo un esempio. Il Rapporto Brundtland conia il concetto di “sviluppo sostenibile”, definito come “una forma di sviluppo compatibile con l’equità sociale e gli ecosistemi”. Nel giustificarlo, il documento adopera un concetto rivoluzionario di uguaglianza: “non vi può essere sostenibilità dove sussistano le disuguaglianze”.

La ricchezza dei ricchi, secondo il documento, è stata costruita sullo sfruttamento dei poveri e sulla depredazione delle risorse naturali del Terzo Mondo. Per preservare l’ambiente, i ricchi debbono dunque cambiare i loro modelli di consumo e di produzione, abbassandoli a non meno precisati “livelli sostenibili”.

«Dobbiamo chiedere ai Paesi industrializzati di cambiare i loro modelli insostenibili – diceva Gro Harlem Brundtland nell’intervista sopra citata – dobbiamo cambiare i nostri modelli di consumo e di produzione».

Nel caso i Paesi ricchi non volessero motu proprio cambiare i loro modelli, questo gli verrebbe imposto da organismi internazionali, perfino con l’uso della forza. «Abbiamo bisogno nientedimeno che d’una democrazia globale – proclamava la Brundtlanddobbiamo costruire un governo globale. Dobbiamo costruire la democrazia non solo a livello nazionale, ma anche internazionale».

Il diritto di proprietà privata, nonché i correlati diritti alla libera iniziativa ed alla sovranità nazionale, verrebbero fortemente limitati da questo “governo globale”.

Secondo l’ex Primo Ministro socialista francese Michel Rocard, partecipante a queste commissioni, «è necessario che gli strumenti internazionali che stiamo costruendo abbiano il potere di imporre sanzioni, di imporre un blocco, un embargo, e perfino di espropriare qualsiasi struttura industriale ritenuta inquinante per l’ambiente».

In sede ONU è stata addirittura proposta la costituzione d’una forza militare di “Caschi verdi”, pronti ad intervenire laddove il Segretario Generale ritenesse che “esiste un pericolo per l’ambiente”.

Rieccolo, sotto i panni dell’ambientalismo, il vecchio sogno socialista della repubblica universale. Aveva ragione il portavoce del Presidente brasiliano Lula quando dichiarava compiaciuto: «Quello che sta emergendo è un eco-socialismo globale».

E noi continueremo a pensare che il comunismo sia davvero morto?

 

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