Radici Cristiane n. 24 - Maggio 2007 - di Giacomo Monti | www.radicicristiane.it


La famiglia,colonna dell'umanità

Gli strascichi dell’anarchismo degli anni Sessanta stanno rivelando i loro frutti più marci, al punto da costringerci, nel tentativo di impedire lo sfacelo della società odierna, a dover ricordare l’evidenza. Quando il Papa ribadisce più volte che la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna è un principio non negoziabile, dice una verità fondamentale che forse, in altri tempi, non sarebbe stato necessario né dire né tanto meno ripetere.

Un ipotetico uomo di una generazione fa che si risvegliasse nella realtà odierna, si interrogherebbe sul perché il Sommo Pontefice si senta costretto a farlo continuamente. Infatti, sempre è stato generale e pacifico il convincimento che la società sia tale in quanto costituita dalle più piccole società familiari, strutturate secondo un modello che la legge naturale aveva consacrato per tutte le persone di tutti i tempi e di ogni civiltà.

Vogliamo offrire qui di seguito qualche brano scelto di noti autori che hanno descritto questo ruolo insostituibile della famiglia lungo la storia umana fino alla costituzione della civiltà moderna.

 

La famiglia nel mondo antico

Lo storico francese Fustel de Coulanges ha descritto magistralmente, nella sua opera La Cité Antique, come la forza e la solidità della Roma antica si basava nel carattere rigorosamente familiare e patriarcale della sua società. Le diverse “gentes” di Roma, ritenendo sacro e assoluto il legame familiare, non erano altro che gli eredi delle migliori tradizioni umane precedenti, per le quali la famiglia aveva addirittura una valenza religiosa.   

«Risulta da tutto questo che la gens non era un’associazione di famiglie – scrive de Coulanges –  ma era la famiglia stessa: poteva indifferentemente comprendere un ramo solo, o avere rami numerosi; ma era sempre una sola famiglia. (…) Osservando che cos’era l’autorità nella famiglia antica, abbiamo visto che i figli non si separavano dal padre; studiando le regole della trasmissione del patrimonio, abbiamo visto che, per il principio della comunità del possesso, i fratelli minori non si separavano mai dal maggiore.

Il focolare, la tomba, il patrimonio, tutto, in origine, era indivisibile: per conseguenza era indivisibile anche la famiglia; il tempo non la smembrava. Questa famiglia indivisibile, che si sviluppava attraverso le età, perpetuando di secolo in secolo il suo culto e il suo nome, era proprio la gens antica».

 

Una società perfetta e compiuta

«La gens era la famiglia, ma la famiglia che aveva conservato l’unità voluta dalla sua religione, e che aveva raggiunto tutto lo sviluppo permessole dall’antico diritto privato. Ammessa questa verità, tutto ciò che gli scrittori antichi ci dicono della gens, diventa chiaro. La stretta solidarietà che s’è notata or ora tra i suoi membri, non ha più nulla di sorprendente: sono parenti per la nascita.
    (…) Si può intravedere, dunque, un lungo periodo durante il quale gli uomini non conobbero altra forma di società che la famiglia. (...)

Ogni famiglia ha la propria religione, i propri dèi, il proprio sacerdozio. (...) Ogni famiglia ha pure la sua proprietà, cioè la sua parte di terreno, che è annessa inseparabilmente ad essa dalla religione. (...) Finalmente, ogni famiglia ha il suo capo, come ogni nazione avrà il suo re; ha le sue leggi, che certo non sono scritte, ma che la fede religiosa imprime nel cuore d’ogni uomo; ha la sua giustizia interna, sopra la quale non ve n’è nessun’altra a cui si possa far appello: tutto ciò di cui l’uomo ha stretto bisogno per la sua vita materiale e morale, la famiglia l’ha in sé. Non le occorre nulla che venga di fuori: essa è uno Stato organizzato, una società che basta a sé stessa».

 Da questo nucleo emergerà, conclude Foustel de Coulanges,  a poco a poco la fratria fra i greci, la curia romana, la città antica. Quando l’impero di Roma crolla sotto i colpi delle invasioni barbariche, precipitando l’umanità in una notte oscura, sarà ancora una volta la sopravvivenza della famiglia, che assieme a quella della Chiesa, potrà costruire passo dopo passo tutto l’edificio sociale medievale, fondamento della società che è giunta ai giorni nostri.

Nel suo celebre libro L’Ancien Régime, lo storico Frantz Funck-Brentano dell’Institut de France scrive: «L’Ancien Régime ebbe origine nella società feudale. Ciò nessuno lo contesta. Quanto al feudalesimo, esso fu generato in quell’epoca sorprendente, che si estende da circa la metà del X secolo a circa la metà del secolo XI, dall’antica organizzazione famigliare francese che andava trasformando in istituzioni pubbliche le sue istituzioni private».

 

La famiglia regge perché si fonda sul cuore umano        

«Nel corso dei secoli IX e X, la successione delle invasioni barbare, normanne, ungheresi, saracene, aveva immerso il Paese in un’anarchia in cui tutte le istituzioni erano naufragate. Il contadino abbandonava la sua terra devastata per sfuggire alla violenza; il popolo si rinchiudeva nel fondo di foreste o di brughiere inaccessibili; si rifugiava sull’alto delle montagne. I legami che univano gli abitanti del Paese furono tagliati; le norme consuetudinarie o legislative furono spezzate; nessuno governava la società.

Fu in quest’anarchia che si svolse la ricostruzione sociale, per opera dell’unica forza organizzata che rimase intatta, sotto l’unico rifugio che nessuno può gettare a terra, perché ha le sue fondamenta nel cuore umano: la famiglia.

In piena tormenta, la famiglia resiste, si fortifica e cresce in coesione. Costretta a soddisfare le sue necessità, si crea organi che le sono necessari per il lavoro agricolo e meccanico, per la difesa a mano armata. Lo Stato non esiste più, la famiglia prende il suo posto. La vita sociale si concentra attorno al focolare; la vita comune si restringe nei limiti della casa e dei domini; si circoscrive nelle pareti domestiche e nell’area circostante».

 

Senza la famiglia l’uomo non riuscirebbe a sopravvivere

«Piccola società vicina, ma isolata, alle piccola società similari che si costituirono secondo lo stesso modello. Ai primordi della nostra storia, il capo famiglia ricorda il pater-familias antico. Egli comanda il gruppo che si riunisce attorno a lui, e porta il suo nome, organizza la comune difesa, distribuisce il lavoro secondo le capacità e le necessità di ognuno. Egli regna – la parola sta nei testi – come signore assoluto. Egli è chiamato “sire”. Sua moglie, la madre di famiglia, viene chiamata “dama”, domina. (...)

La famiglia diventa per l’uomo una patria e i testi latini dell’epoca la designano con questa parola “patria”, amata con una tenerezza tanto più forte quanto sta lì, viva e concreta, sotto gli occhi di ognuno. Essa fa sentire direttamente il suo potere, ma anche la sua dolcezza; solida e cara armatura, protezione necessaria. Senza la famiglia, l’uomo non riuscirebbe a sopravvivere.

Così, si formarono i sentimenti di solidarietà che univano i membri della famiglia gli uni agli altri e che, sotto l’azione di una tradizione sovrana, andranno sviluppandosi e definendosi».

Forse sono gli autori francesi coloro che hanno esplicitato al meglio questo ruolo insostituibile della famiglia quale seme delle civiltà e dello Stato che oggi, nella depressione anarcoide e  tesa al suicidio della società post-moderna, si vuole relativizzare, distorcere e persino negare. Nella sua opera L’esprit familial dans la maison, dans la cité et dans l’Etat, Mons. Henri Delassus, il grande apologista cattolico, si rifà ai sopramenzionati autori, e con queste belle pennellate descrive la graduale germinazione sociale che permise la formazione della civiltà attuale.

«Si può constatare che i gruppi sociali si costituirono allo stesso modo alle origini del nostro mondo moderno. La famiglia, dilatandosi, formò fra noi la mesnìa (mesnìa, magnie: casa), come aveva formato la fratria fra i greci e la gens fra i romani».

«I parenti raggruppati attorno al loro capo – dice Flach – formano il nucleo di un’estesa corporazione, la mesnìa. I testi del medioevo, le cronache e le canzoni di gesta ci mostrano la mesnìa, ampliata dal patronato e dalla clientela, come qualcosa che corrisponde esattamente alla gens dei romani». In seguito, Flach fa vedere come la mesnìa, sviluppandosi a sua volta, produsse il feudo, famiglia più estesa, il cui sovrano è ancora il padre; tanto che, per designare l’insieme delle persone riunite sotto la sovranità di un capo feudale, si trova frequentemente, nei testi dei secoli XII e XIII – epoca in cui il regime feudale fiorì pienamente – la parola “famiglia”. «Il barone – dice Flach – è innanzitutto un capofamiglia». E lo storico cita testi in cui il padre viene considerato esplicitamente come somigliante al barone, ed il figlio al vassallo.

 

La “abolizione dell’uomo”

 Un maggior sviluppo [della famiglia] dà origine al barone di categoria più elevata, continua Mons. Delassus. Dal piccolo feudo scaturisce il grande feudo. Il raggruppamento dei grandi feudi forma i regni. Così si formò la nostra Francia. Tanto l’idioma quanto la storia ne sono testimoni.

«L’insieme delle persone poste sotto l’autorità del padre di famiglia si chiama famiglia. A partire dal secolo X, l’insieme delle persone riunite sotto l’autorità del signore, capo della mesnìa, si chiama famiglia. L’insieme delle persone riunite sotto l’autorità del barone, capo del feudo, si chiama famiglia, e vedremo che l’insieme delle famiglie francesi fu governata come una famiglia. Il territorio sul quale si esercitano queste diverse autorità, si tratti del capo di famiglia, del capo della mesnìa, del barone feudale o del Re, si chiama uniformemente, nei documenti, patria, cioè il dominio del padre».

«La patria – dice Funck-Brentano – fu in origine il territorio della famiglia, la terra del padre. La parola si estese alla signoria e al regno intero, essendo il re il padre del popolo. L’insieme dei territori sui quali si esercitava l’autorità del Re si chiamava quindi Patria».

Di questi eloquenti testi vogliamo sottolineare una frase di Funck-Brentano: «senza la famiglia, l’uomo non riuscirebbe a sopravvivere». Quando, per via dell’offensiva antifamiliare che scuote l’Europa, e in questo particolare momento l’Italia col progetto dei Dico, l’arcivescovo di Bologna, Card. Caffarra, ha parlato di una strada che porta alla “abolizione dell’uomo”, non si è trattato di una boutade esagerata, ma di un dato di fatto riscontrabile nella storia.            

 

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