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Radici Cristiane n. 93 - Aprile
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IMMIGRAZIONE: gli oriundi italiani rientrati in patria rischiano l'espulsione



Gli oriundi italiani che tornano legalmente nella loro patria vengono trattati peggio degli immigrati illegalmente penetrativi? Se lo sono chiesto i componenti dell’Unione Nazionale delle Associazioni Immigrati ed Emigrati, la quale coordina 52 associazioni di area cattolica, durante un convegno tenutosi a Treviso lo scorso 18 giugno, nel quale hanno presentato le proprie lagnanze al ministro La Loggia.

Il problema riguarda i discendenti di italiani un tempo emigrati all’estero, ma che ora sono tornati in Italia e desiderano stabilirvisi legalmente, ottenendo la cittadinanza. Essi vengono sottoposti a verifiche, trafile e complicazioni burocratiche maggiori di quelle imposte agli immigrati illegali. “Ci sono migliaia di oriundi italiani, emigranti di ritorno in attesa del riconoscimento di cittadinanza, che rischiano l’espulsione dall’Italia, esattamente come gli extracomunitari clandestini”, ha denunciato la citata associazione.

Ad essere messe sotto accusa sono principalmente le Regioni, le quali non faciliterebbero affatto questa operazione di riconoscimento, che richiede accertamenti relativamente facili, certo molto di più di quelli necessari per gli immigrati afro-asiatici. Secondo Daniele Marroncini, “le cose vanno per le lunghe; i rimpatriati rimangono senza alcuna assicurazione né assistenza sanitaria; alcuni di loro sono stati già espulsi per decorrenza dei termini”, in quanto il permesso di ingresso scade ben prima che arrivi il riconoscimento di cittadinanza.
Mentre si parla di concedere a questi oriundi il pieno diritto di voto, essi hanno difficoltà per la loro semplice regolarizzazione burocratica. (RC n. 8 - Ago/Set 2005)