ABORTO: a Washington sempre pił "no" all'aborto
Fonte: Corrispondenza romana
Una gran folla si è radunata anche quest’anno, il 22 gennaio, a Washington per ricordare il 37° anniversario della sentenza Roe contro Wade. Ogni anno infatti, dal 1974, gruppi di giovani si raccolgono lungo la Constitution avenue per dirigersi lentamente verso The Hill, la collina dove risiede la Corte Suprema di Giustizia che nel 1973 aprì le porte all’aborto negli Stati Uniti. Ma quest’anno la protesta si estendeva simbolicamente anche al vertice della collina, al Capitol Hill, sede del Parlamento, dove è in bilico la legge di riforma sanitaria voluta da Obama che potrebbe introdurre forme di finanziamento pubblico per l’aborto. «Eppure il 75 % degli americani si oppongono ad usare i soldi dei cittadini per pagare un’interruzione di gravidanza», spiegava Stephen Phelan dell’associazione Human Life International, citando una ricerca dell’Università di Quinnipiac. «È un segnale chiaro che i nostri sforzi non sono stati vani, che vinceremo la causa della vita, che il dibattito si è riaperto», ha esclamato il deputato repubblicano dell’Arkansas Todd Akin. «Questa è la mia decima marcia per la vita, e finalmente posso dire di essere orgoglioso di vivere in un Paese dove la maggioranza rifiuta l’uccisione di vite innocenti» (Avvenire).
A suscitare il continuo entusiasmo dei partecipanti (300.000 secondo gli organizzatori), oltre alla notizia che per la prima volta il 51 % degli statunitensi si è opposto all’interruzione di gravidanza, era anche un monitor con una cifra che continuava a salire rapidamente, 71.000, poi 72.000, fino a 75.000. Era il numero dei partecipanti della marcia virtuale che era stata organizzata su Internet per coloro che non sono potuti andare a Washington. Una novità di quest’anno che permetteva di creare un proprio alter ego animato e di vederlo muoversi lungo le vie della capitale verso la Corte suprema.
Ma il movimento per la vita non è convenuto a Washington solo per dire no all’aborto. Nell’agenda c’è anche la difesa della vita dal suo inizio fino al suo termine, come ha ricordato Bobby Schindler, fratello di Terry Schiavo, la donna rimasta in stato vegetativo per oltre l0 anni prima che la rimozione del tubo che l’alimentava ne provocasse la morte nel marzo 2005.
Un’altra novità della marcia per la vita 2010 è stata la veglia che si è svolta la sera di giovedì 21 gennaio davanti alla Casa Bianca dove circa 3.000 persone, tutte quelle che avevano ricevuto l’autorizzazione della polizia, si sono riunite pacificamente in serata per pregare e cantare. «Preghiamo e digiuniamo per te, presidente Obama – recitavano i cartelli che sostenevano – perché tu capisca che l’aborto è violenza verso i più indifesi». Al lungo corteo, chiuso dalla statua pellegrina della Madonna di Fatima, hanno partecipato famiglie e gruppi provenienti da tutti gli stati di America, anche i più lontani, ma non sono mancati anche gruppi stranieri, tra i quali, per l’Italia, la Fondazione Lepanto e l’associazione pro-life Voglio Vivere. La giornata si è conclusa con un pranzo-conferenza al quale è intervenuto come principale oratore Robert P. George, professore di Giurisprudenza alla Princeton University e tra gli ideatori della Manhattan Declaration, un documento redatto nell’ottobre del 2009 da cattolici, ortodossi e protestanti, per ribadire la resistenza incondizionata contro ogni attacco alla santità della vita umana e la difesa della dignità del matrimonio tra un uomo e una donna.
(RC n. 52 - Febb/Marzo 2010)