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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Cina. Traffici di morte.

Laogai Research Foundation (a cura di MARIA VITTORIA CATTANÌA e TONI BRANDI) - Guerini e Associati, Milano 2008, pp. 205, € 21,50


Ogni anno in Cina vengono eseguite circa 10.000 condanne a morte: il 90% delle condanne capitali nel mondo. Dal 1949, anno della presa di potere dei comunisti di Mao Tse-tung, ogni anelito di libertà è soffocato nel sangue, i contadini muoiono periodicamente di fame, i lavoratori vivono in condizioni di semi schiavitù, e i dissidenti languono nei Laogai (campi di rieducazione attraverso il lavoro. Leggasi: campi di concentramento) in attesa di morire ammazzati o di stenti. Eppure l’attuale leader, Hu Jintao, non perde occasione per parlare di “società armoniosa”, “socialismo di mercato”…

La vita e la dignità della persona umana non hanno valore in Cina né prima, né dopo la morte. Migliaia di reni, fegati, cornee dei condannati a morte vengono venduti sul mercato nazionale e internazionale degli organi umani. I proventi si ripartiscono fra gli ospedali, la polizia e la nomenklaturai del Partito Comunista Cinese.

Il traffico d’organi è iniziato nel 1984, in un centinaio di ospedali. Nel 2007 gli ospedali specializzati nella macabra pratica sono 600. «L’incremento di questi ospedali – si legge nella prefazione di Harry Wu, presidente della Laogai Research Foundation di Washington – e il graduale aumento dei crimini puniti oggi con la pena capitale avvalorano il sospetto che in Cina si commini con facilità questa misura di pena per ottenere un maggior numero di organi da commerciare».

Inquietante è pure l’assordante silenzio dell’Occidente che – come, sottolineato dal deputato Smith in una seduta della Commissione sui Diritti Umani del Congresso USA – pretende sanzioni contro la Cina per proteggere i propri marchi di fabbrica e brevetti, ma resta muto dinanzi alle barbare violazioni dei più elementari diritti umani. (Emanuele Gagliardi)
(RC n. 37 - Ago/Set 2008)