
L’autorevolezza di un filosofo e scrittore non risalta dal numero di volumi pubblicati ma dalla consistenza dei pensieri espressi nel corso della vita. È l’esempio offertoci da Bartolomeo Umberto Vallarino (Voghera 1913 – Verona 2008) che ha condensato il suo lungo meditare in un agile testo realizzato in articulo mortis alla fine dello scorso anno, a circa quattro mesi dalla scomparsa.
Scorrendo le pagine de La parola e il silenzio persino un lettore poco avvezzo agli approfondimenti della filosofia si lascia coinvolgere sul piano personale dalle sue riflessioni, sempre legate alla visione semplice e aperta del mondo contemporaneo. Ecco un suo assioma: «Io credo che la sapienza dello spirito non muoia mai, come strale d’oro verso il cielo, perché è una sfida lanciata verso il futuro aldilà del dolore e della morte, dell’odio e della vendetta. Della verità che la vita contiene l’uomo è portatore e profeta».
Esprimendosi anche con i colori – essendo valido pittore – ma soprattutto mulinando la penna, Vallarino sviluppa in tre parti (fede, speranza, amore – cioè carità) la materia che l’ha impegnato nel corso dell’intera esistenza, dimostrando la stretta connessione tra professione intellettuale e fede religiosa.