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Radici Cristiane n. 93 - Aprile
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Via Dolorosa. Meditazioni sulla Via Crucis

Florian Kolfhaus - Cantagalli, Siena 2012, pp. 80, € 7


La Via Dolorosa non è solo la strada che Gesù ha percorso dal Pretorio per salire al Golgota, essa è la via di ogni uomo.
Così si apre il libro Via Dolorosa, Meditazioni sulla Via Crucis di mons. Florian Kolfhaus, opera di preparazione al mistero della passione morte e resurrezione di Nostro Signore. 

Nel preambolo della Via Crucis l’autore riflette sul “Perché l’innocente soffre? Perché Dio permette la sofferenza?”

Gesù attraverso il sacrificio del suo corpo sulla croce ha liberato l’umanità dai suoi peccati. Lui ha deciso di morire per sconfiggere definitivamente la morte con la Sua resurrezione. La croce da strumento di tortura e morte diviene l’altare dell’oblazione perfetta .«In croce si rivela la Sua vittoria, ma anche il suo amore. Chi vuole essere mio discepolo, prenda la sua croce su di sé e mi segua!»(Mt. 16,24). Per questo il Cristianesimo si rivela come la religione della Croce. La Chiesa permette l’adorazione di un unico “oggetto”: la Vera Croce. Ogni Cristiano così è invitato a guardare la croce, contemplarla, adorarla e prenderla sulle proprie spalle, sino a desiderarla.

Ciò non è un’esaltazione della sofferenza fine a se stessa. Nel libro si sottolinea che «la sofferenza è un male che Dio non può volere  – sia quella di Suo Figlio che la nostra – ciò nonostante lascia che faccia il suo corso proprio perché si tratta dell’amore più grande».

Ed ecco lo stravolgimento della logica umana, lo scandalo, l’elemento d’inizio e di fine, la chiave di volta dalla quale tutto trova senso, la sofferenza diviene il mezzo per la meta più alta. La sofferenza diviene strumento d’amore. Colui che fa nuove tutte le cose, soffrendo per amore ci ha redenti.
Soffrire senza amare è l’inferno, invece soffrire e amare è una forza che fa discendere il paradiso sulla terra. Soffrire e amare significa superare il male e trasformarlo in bene, «Vince in bono malum».

Soffrire e tuttavia amare vuol dire sconfiggere la malvagità con la bontà, convertire il potere distruttivo del peccato, le cui conseguenze nel mondo sono la morte e il dolore, in grazia e benedizioni. Solo colui che crede nell’Amore, può anche soffrire con l’Amore.

Gesù ha pianto e urlato, sudato sangue dalla paura e pregato nel momento del bisogno, per non dover bere l’amaro calice (Lc. 22,42). Ciò nonostante ha percorso la strada con fortezza e coraggio perché ci ama. Soffrire coraggiosamente non vuol dire essere al di sopra di ogni dolore e non versare lacrime, ma per amore a un bene superiore essere pronto a lasciarsi ferire. Solo per amore, e solo per questo, il Signore ha accettato la sofferenza e si è fatto crocifiggere. E per amore, solo per amore, dobbiamo seguirlo. Per amore, si può abbracciare la croce. Solo così si può cantare: “Ave crux spes unica!”. Rivolgiamo il nostro sguardo verso la Croce per imparare ad amare e soffrire con Lui.

Questo è solo un assaggio di ciò che nel libro si ha modo di vivere durante le quattordici stazioni della preghiera della Via Crucis, che non è semplicemente una esercizio di meditazione religiosa. Essa è un invito ad arrampicarsi con Gesù e seguirLo. Solo contemplando la sofferenza Sua otteniamo una risposta alla domanda del “perché”  delle nostre sofferenze e dei nostri dolori. Solo rivolgendo lo sguardo a Lui è possibile percorrere la via dolorosa senza arrendersi.  
(RC n. 73 - Aprile 2012)