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Radici Cristiane n. 93 - Aprile
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L'ultimo mito del Risorgimento

Francesco Mario Agnoli - Il Cerchio, Rimini 2012, pp. 144, € 16


«Storia senza retorica della Repubblica Romana» recita il sottotitolo del saggio di Francesco Mario Agnoli, magistrato cattolico da sempre attento al fenomeno delle insorgenze antigiacobine e alla rivisitazione storica del risorgimento. E il sottotitolo ricorda anche che la Repubblica Romana durò solo cinque mesi (dal 9 febbraio al 4 luglio 1849), ma nella memoria storica italiana (o meglio, nella retorica che ha sostenuto un storiografia di parte) si ha l’impressione che essa sia durata molto più a lungo. Un po’ come accade per la Repubblica Napoletana, che, cinquant’anni prima, anch’essa ebbe breve (ancorché sanguinosa) vita, ma i cui soli cinque mesi sembrano dilatati da chi pretende che essi siano il fulcro della storia italiana e non un semplice incidente quasi anacronistico (il giacobinismo in Francia era già tramontato e i profughi napoletani a Parigi non vennero neppure ricevuti dai vertici del Direttorio).

La Repubblica Romana è a tutt’oggi uno dei pochi miti risorgimentali apparentemente inossidabili, nonostante già all’epoca sorse una letteratura che cercava di ridimensionare la sua pretesa grandezza, se non di svelarne addirittura il lato ferocemente anticristiano (non solo anticlericale, quindi). Infatti padre Bresciani (i cui due romanzi L’Ebreo di Verona e la sua continuazione, intitolata appunto La Repubblica Romana sono imperniati su questo episodio storico) dedicò anche un pamphlet al tentativo di restaurazione del paganesimo in funzione anticattolica.

Scegliendo la via della scorrevolezza, Agnoli decide di ricostruire le vicende della Repubblica Romana seguendo le corrispondenze che dalla Città Eterna inviava al quotidiano New York Tribune la giornalista americana Margaret Fuller, trasferitasi a Roma e divenuta amante del marchese liberale Angelo Ossoli. Dall’omicidio di Pellegrino Rossi (15 ottobre 1848), cui la Fuller plaudì come di fronte a un atto di piena giustizia, fino all’articolo inviato giusto un anno dopo, in cui si deprecava il ritorno dei “preti” e si sosteneva che «la sovranità temporale del papa è contraria agli interessi del paese», ogni momento della repubblica è vissuto attraverso gli occhi – non certo obiettivi – della giornalista americana e contrappuntato da una serie di documenti che aiutano a disperdere il fumo di retorica profuso dal New York Tribune. E, senza retorica, il triumvirato di Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi (senza dimenticare l’immancabile Giuseppe Garibaldi) subisce un colpo ben duro…

 

(RC n. 73 - Aprile 2012)