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Radici Cristiane n. 93 - Aprile
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L'attesa

Michael D. O'Brien - San Paolo, Milano 2011, pp. 101, € 12


Con il romanzo Il nemico (edito in italiano nel 2008 da San Paolo, come tutte le opere dell’autore canadese) Michael O’ Brien aveva dimostrato come si potesse scrivere un thriller cristiano che non avesse alcunché da invidiare, come tensione, ai lavori di Dan Brown, ma che fosse, in compenso, pregno di elementi religiosi. Successivamente sono stati pubblicati a cadenza annuale una serie di scritti che hanno di volta in volta stupito il lettore per la varietà dello stile, a cominciare da Il libraio “prequel” de Il nemico, ma di scrittura completamente diversa, a cominciare dal taglio meditativo e non avventuroso.

L’ultimo lavoro dello scrittore canadese è una raccolta di racconti e riflessioni sul Natale, che però non sono necessariamente legate al periodo dell’avvento (non ci si deve “sentire buoni” solo a Natale…): anche questi scritti sono diversi tra loro, passando dal racconto vero e proprio alla riflessione filosofica – sempre però di agevole e affascinante lettura.

Di particolare fascino è lo scritto che parte dalla lettura di un classico inglese apparentemente per l’infanzia, ma da cui O’ Brien trae interessanti conclusioni in campo bioetico: si tratta della novella Canto di Natale di Dickens (quella dell’avaro Scrooge, per intenderci). L’autore parte dalla lettura che egli ne fa, ogni anno, ad alta voce, ai suoi numerosi figli. Anche se i ragazzi più grandi la hanno già letta più volte da soli, essi ascoltano come affascinati ed ogni volta notano alcuni particolari che altre volte erano passati inosservati. Ed allo stesso lettore, questa volta, una considerazione dell’arcigno protagonista sulla troppo numerosa famiglia del suo impiegato Cratchit, la cui povertà è dovuta alla prole eccessiva e in particolare a uno dei bambini, malato fin dalla nascita.

Da qui una serie di considerazioni (che passano anche per Chesterton) sulla sovrappopolazione, sul significato della sofferenza, sul fatto che il ricchissimo Scrooge sia comunque meno felice del suo povero impiegato… Sostenuto da una profonda fede (tra l’altro O’ Brien è anche un valido pittore di icone) e da una particolare venerazione per la Madonna, l’autore affronta alcuni problemi della vita quotidiana approfittando della particolare sensibilità che un periodo come quello dell’Avvento (ma, più in generale dell’attesa nella Fede) rende più acuta, per trovare una soluzione cristiana alle difficoltà del mondo moderno.
(RC n. 72 - Febb/Marzo 2012)