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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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Intrigo al Concilio Vaticano II

Rosa Alberoni - Fede & Cultura, Verona 2010, pp. 190, € 15


Una circolare segreta scritta in olandese, inviata ai padri conciliari progressisti, lo sdegno di Paolo VI che si sente tradito da una parte del collegio episcopale, un Concilio chiuso in fretta prima che possa esprimere una pericolosa deriva antiromana, il Papa stesso che parla di fumo di Satana entrato nel Tempio… Rosa Alberoni raccoglie una serie di tasselli, di voci che circolano negli ambienti teologici e vaticani su ciò che accadde durante il Concilio Ecumenico Vaticano II e li utilizza per costruire un interessante romanzo breve che, se non è (e non potrebbe né vorrebbe essere) un saggio storico, ha il pregio di rendere l’idea dell’aria che si respirava nella basilica di San Pietro durante i lavori conciliari e – nella sua parte “gialla” – di tenere il lettore sospeso in attesa della rivelazione finale.

La “cornice” del romanzo è costituita da un incontro che, ai nostri giorni, una giornalista ha con un eremita che si è isolato sull’isola di Palmaria, di fronte a Portovenere. Inviata dal proprio giornale per seguire un convegno teologico e infastidita dal comportamento troppo “mondano” di un sacerdote molto, molto moderno – pronto al dialogo interreligioso, ma duro con il Papa, che si permette di criticare a tutto spiano – la protagonista incontra un anziano sacerdote al quale confida le proprie pene esistenziali e lo scandalo che il comportamento del prete moderno ha suscitato in lei.

Il colloquio tra i due è a metà tra l’intervista, la confessione e la direzione spirituale: ne risulta uno spaccato della vita di un cattolico nel periodo post-conciliare, con l’allontanamento dalla dottrina, dalla morale e dalla pratica religiosa della maggior parte dei credenti. Il tutto causato – sembra suggerire l’anziano eremita, che da giovane partecipò come segretario ai lavori del Concilio – da una deriva “democratica” che avrebbe voluto esautorare a un tempo l’autorità papale e quella della Tradizione cattolica, grazie a una parola magica: “partecipazione”. Una lettura che scorre piacevolmente, ma che spinge a pensare come ciò che non fu sancito ufficialmente nei documenti conciliari sia stato poi, di fatto, attuato attraverso la loro interpretazione.

 

(RC n. 56 - Luglio 2010)