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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Anch’io sono Chiesa!

Mons. Andrea Gemma - Edizioni Villadiseriane, Bergamo 2009, pp. 290, € 18


Monsignor Andrea Gemma, vescovo emerito di Isernia-Venafro, fa sentire la sua voce grazie a questa pubblicazione, in cui ribadisce – in polemica con il gruppo ultramodernista che si denomina “Noi siamo Chiesa” – che anch’egli, in qualità di vescovo, è Chiesa e che, per definirsi parte di essa, il primo dovere è quello di amarla e rispettarla. «Amiamo “questa” Chiesa», scrive monsignor Gemma, sottolineando “questa”, perché «non ci sono Chiese sorelle», anche quando può sembrare difficile farlo, anche quando ci si trova di fronte ad elementi che sono di problematica interpretazione: è il caso del Concilio Vaticano II, cui dedica un capitolo spiegando come sia difficile una corretta esegesi dello stesso, a causa della «mole dei documenti successivi» che hanno «reso l’operazione retrospettiva molto difficile».
E, dopo un ampio capitolo dedicato alla “Chiesa che vorrei”, sempre nel solco della tradizione, l’autore chiude questo libro che, scritto vari anni fa, si era letteralmente smarrito tra gli scaffali di una grande casa editrice per essere ripreso da monsignor Gemma all’indomani della provvidenziale elezione di Benedetto XVI, proprio con le parole del Papa, ricordando la Lettera ai Vescovi del 10 marzo 2009, a proposito della remissione della scomunica ai vescovi “lefebvriani”, lettera che ha la «forza trascinante di un trattato di ecclesiologia»: «Come non restare toccati dall’amorosa e generosa tenerezza del Papa, il quale si sente oggetto di critiche insignificanti, a dir poco, ingenerose? Ma chi sono questi acidi, pervicaci, infidi accusatori di un uomo così mite ed umile, quanto profondo nella vastissima sua cultura teologica, tanto efficace e semplice nel trasmettere le sue parole e i suoi pensieri?». E risponde: «Il Papa dice chiaro di sentirsi tradito da coloro che dovrebbero essergli figli devoti e riconoscenti e ringraziarlo di una inusitata testimonianza di condiscendenza e di misericordia». Come è amara la constatazione che alle volte i peggiori attacchi al Pontefice giungono proprio da “cattolici praticanti”, anziché da non fedeli!


(RC n. 53 - Aprile 2010)