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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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E' uscito il numero 74 di Maggio

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La musica. Un'arte familiare al Logos

Benedetto XVI - San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2009, pp. 74, € 10


Un’amara constatazione porta a recitare la battuta: “Se un edificio è particolarmente brutto dal punto di vista architettonico, allora molto probabilmente si tratta di una chiesa”. In effetti sembra che gli architetti incaricati di erigere nuovi spazi destinati alla preghiera facciano di tutto per “innovare”, per staccarsi dalla tradizione architettonica che ha innalzato le meravigliose cattedrali medioevali e, nei periodi successivi, la chiese a più navate, a croce latina o greca, irte di pinnacoli o cariche di stucchi barocchi a seconda dei paesi e dei tempi, ma in ogni caso sempre e comunque immediatamente riconoscibili come Case del Signore.

I cubi anonimi, i “garage” che caratterizzano le costruzioni ecclesiastiche più recenti dimostrano una corsa verso il nuovo, verso l’immaginifico che sottolinea ancor più il distacco dalla Tradizione e dal vero senso che una chiesa ha sempre avuto e sempre dovrebbe avere.
Per la musica sacra vale un discorso opposto nella forma, ma simile nella sostanza: anziché una innovazione a tutti i costi, la “popolarizzazione” della musica utilizzata nelle cerimonie sacre sembra aver fermato il proprio orologio agli anni Settanta. “Se si sente una canzone particolarmente data, allora molto probabilmente proviene da una chiesa”, si potrebbe parafrasare. Nelle cerimonie comuni, al silenzio che ammantava di mistero la celebrazione eucaristica si sostituisce la “partecipazione” (magica parola in nome della quale dalla riforma post-conciliare in poi si è permesso ogni tipo di abuso liturgico) che spesso consiste nel far intonare canti all’assemblea. Naturalmente non si tratta di mottetti bachiani o mozartiani e neppure di canti liturgici più semplici ma comunque eleganti come quelli che don Lorenzo Perosi scriveva per un coro che si sottoponeva a prove e prove, bensì di vere e proprie “canzonette” dal sapore “beat”, facilmente orecchiabili e che generalmente distraggono i fedeli che si recano a ricevere la Comunione o si raccolgono (o meglio: cercano di raccogliersi) per il Ringraziamento. “Cantare tutti, cantare peggio” si potrebbe dire: e se è difficile pensare a un’orchestra che esegua dal vivo una messa di Beethoven, almeno si potrebbe affidare il commento musicale della liturgia a un organista diplomato che non funga da semplice accompagnatore del necessariamente povero canto assembleare, nenia alla portata di tutti ma priva di quella forza di innalzamento spirituale che non mancava ai compositori seri, da Palestrina a Fauré, solo per citare due nomi a caso.
 
La raccolta completa degli scritti di S.S. Benedetto XVI si arricchisce di questa silloge di discorsi dedicati dal Papa a una delle arti più sublimi e capace, se rettamente intesa, di innalzare gli animi: curato da Giulio Neroni e Vincenzo Santarcangelo, questo elegante libretto restituisce la musica sacra al sui legittimo posto. Essa deve servire per elevare lo spirito, non per far “partecipare” l’assemblea, per dare un ruolo attivo a chi segue la messa.

(RC n. 52 - Febb/Marzo 2010)