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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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Contra Saracenos. Gli errori dell'Islam

Tommaso D'Aquino - Editrice Clinamen, pp. 52, € 9,90


Fin dal 1228 i domenicani si erano spinti fino in Siria per fare opera di evangelizzazione. E proprio a un confratello missionario in quella terra – ma la notizia non è sicura – potrebbe essere rivolta l’operetta di san Tommaso, De rationibus fidei conta Saracenos, Graecos et Armenos ad Cantorem Antiochenum. All’incertezza relativa al destinatario – il Cantore di Antiochia, appunto – fa riscontro la notevole chiarezza riguardo al motivo che spinse l’Aquinate a scrivere quest’opuscolo, la cui data di composizione è assai probabilmente da collocare intorno al 1267, anno in cui il grande Maestro terminò la composizione della Summa contra Gentiles. Al termine del breve Proemio è lo stesso Tommaso a non lasciare adito a dubbi, quando afferma di aver voluto soddisfare la richiesta avanzatagli dell’Antiocheno di metterlo in condizione di rispondere in maniera adeguata a coloro che rifiutavano, criticavano e addirittura deridevano le verità fondamentali del Cristianesimo.

E non v’è dubbio che tra i detrattori più decisi della fede cristiana spiccassero proprio i seguaci dell’Islam.  Di straordinaria importanza è il primo paragrafo, nel quale il Santo Dottore rammenta che compito del vero apologeta non è «provare con spiegazioni razionali la fede», cosa che eccede le capacità dell’umana ragione, bensì difenderla. La fede, infatti, non può essere contraria alla verità e dunque, sebbene intorno a essa non si possano fornire dimostrazioni esclusivamente razionali, è possibile e opportuno sostenerne la plausibilità. Ecco allora che il sommo filosofo domenicano dispiega la sua fulgida intelligenza per far comprendere come debba essere intesa la generazione divina, la processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, l’incarnazione e il farsi uomo di Dio, la sofferenza del Verbo, la consumazione del Corpo di Cristo nel banchetto eucaristico, la realtà del purgatorio (tale questione interessava maggiormente i greci e gli armeni) e, infine, il rapporto fra predestinazione divina e libertà umana.

Tommaso è un genio dell’argomentazione e si dimostra sempre in grado di costruire discorsi ben fondati, brillanti, rigorosi e convincenti: tali doti si palesano anche nel Contra Saracenos, nel quale, tuttavia, egli non rinuncia a far uso anche di un’intelligente vis polemica, che viene indirizzata essenzialmente a sostenere la tesi secondo la quale le accuse che i saraceni muovono al Cristianesimo sono inficiate da un grossolano materialismo. L’Aquinate afferma che la religione islamica all’inizio non venne accolta da uomini dotati di grande sapienza e solida cultura, bensì da una moltitudine di persone poco inclini alle profondità dello spirito e della ragione e assai più attaccate alla dimensione materiale dell’esistenza. Afferma espressamente che questo suo lavoretto è stato composto in perfetta sintonia con le parole della I Lettera di San Pietro, con le quali l’Apostolo invita i cristiani a essere sempre pronti «a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi».
(RC n. 52 - Febb/Marzo 2010)