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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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L'isola del mondo

Michael O'Brien - San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2009, pp. 848, € 26


Ci sono scrittori che, colta la chiave del successo, producono sempre lo stesso romanzo, con personaggi simili e trame – mutatis mutandis – identiche. È il caso, tanto per dirne uno, di Dan Brown, che utilizza lo stesso clichet sia che si occupi di sistemi di sicurezza informatici (Crypto), di mirabolanti scoperte extraterrestri della Nasa (La verità del ghiaccio), sia che crei fantomatiche sette pseudo-cristiane (gli Illuminati capeggiati nel ’600 da Galileo – non quelli di Baviera, realmente esistiti, ma solo un secolo dopo – in Angeli e demoni o il Priorato di Sion affibbiato all’incolpevole Leonardo ne Il codice Da Vinci). Ma il discorso potrebbe essere allargato a gran parte degli scrittori contemporanei, sempre un po’ troppo simili a se stessi (Cornwell, Ludlum, Clancy, Grisham, Lehane, Connelly, Turow e la lista di autori di “gialli” e dei vari filoni del thriller sarebbe lunghissima…).


Michael O’ Brien, forse perché approda tardi alla scrittura, dopo una profonda maturazione religiosa, forse perché intende la letteratura come un mezzo di innalzamento spirituale e non uno strumento per far soldi, è riuscito a scrivere un meraviglioso romanzo cattolico come Il nemico, con a protagonista il carmelitano padre Elia, che usa la preghiera e l’Eucaristia come principali armi, un vero e proprio thriller pieno di colpi di scena, ma di grande valore educativo, per poi pubblicarne il “prequel” (Il libraio) cambiando del tutto registro e dedicandosi all’introspezione psicologica e religiosa con uno stile completamente diverso, nonostante l’identità del protagonista.

Con L’isola del mondo propone un’opera ancora diversa, ambientata nella Croazia del secondo dopoguerra sconvolta dall’avvento del comunismo: la vicenda vede al centro il giovane Josip Lasta, che ha assistito al massacro del proprio villaggio effettuato dai partigiani comunisti: unico sopravvissuto, viene allevato dalla zia, senza rivelarle che ella ha sposato proprio uno degli assassini della sua famiglia. Josip, educato alla fede e alla vita da un padre amorevole e da una mamma generosa, riesce ad attraversare le regioni del Male più estremo capace di intuire il mistero del mondo e conscio della possibilità di ricomporre le relazioni umane. Il “pellegrinaggio” della sua intera vita è misurato dalle numerose perdite di affetti e sicurezza, dagli attacchi incessanti del Male e dall’esperienza del dolore, ma anche dalla poesia, dall’amore fedele, dall’amicizia e, soprattutto, dalla Fede, che gli dona la coscienza della Redenzione ad opera di Cristo.

(RC n. 51 - Gennaio 2010)