
La Messa tradizionale, comunemente detta di San Pio, il cui uso è stato rivalutato dal Motu proprio “Summorum Pontificum” di Benedetto XVI (tecnicamente tale liturgia non era stata mai abrogata, ma il suo uso si era perso), è di una bellezza superiore, ma presenta oggettivamente qualche difficoltà, dovuta soprattutto al lungo oblio cui è stata sottoposta.
Giunge quindi estremamente utile questo manuale, scritto da tre giovani provenienti da studi di musica sacra, nonché studiosi di teologia e letteratura, utile anche come ripasso per numerosi termini ecclesiastici (che differenza c’è tra pulpito e ambone? Qual è il ruolo dei monsignori di curia? Cosa rappresentano i vari paramenti?).
Il volume, che si avvale della prefazione del Cardinal Darío Castrillón Hoyos, presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, si presenta come uno strumento necessario a tutti coloro – sacerdoti e laici – che desiderino riprendere l’uso della messa tradizionale, incontrando però oggettive difficoltà nel preparare l’altare e servire la celebrazione eucaristica. Il messale di san Pio V, infatti, se da un lato con la sua struttura impedisce scivoloni di qualsiasi tipo, d’altra parte può risultare ostico a chi si è abituato a seguire la messa secondo il “Novus Ordo”, generalmente celebrata non in latino, bensì nella lingua del luogo. Se si comprende, invece, il valore di ogni singolo gesto effettuato dal sacerdote presso l’altare, lungi dal ritenere la messa tradizionale qualcosa di distante, si comprenderà meglio l’alto significato del sacrificio che il sacerdote compie. Ad esempio il fatto – spesso ricordato dai critici della messa tradizionale – che il celebrante rivolga le spalle ai fedeli, va letto nel suo senso originario, cioè che si rivolge verso il Santissimo Sacramento, trasformando l’altare tradizionale (preceduto da alcuni gradini) in una rappresentazione del Golgota, dove si ripete il sacrificio di Cristo per tutti noi. Ed è per questo che la consacrazione, nel rito antico, riveste una maggiore sacralità e permette una migliore concentrazione dei fedeli (che magari “parteciperanno” di meno, ma “sentiranno” di più).
Il “manuale” di Fede&Cultura contribuisce a comprendere questo rito – e in ciò si affianca ad altre importanti pubblicazione della stessa casa editrice: dal Messalino ordinario (ottimo per seguire la funzione) a quello festivo (necessario per celebrarla), dagli studi sulla messa di Francesco Agnoli e Mons. Klaus Gamber, alla risposta al clero modernista di Francesco Capello, per giungere alla pregevole antologia letteraria curata da Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi.