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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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La beatificazione di Nennolina

Papa Benedetto XVI starebbe per approvare il decreto di beatificazione della più giovane santa della Chiesa Cattolica, la bambina romana Antonietta Meo (1930-1937)

di Caterina Maniaci

Antonietta Meo, la bambina romana che tutti hanno conosciuto e conoscono come Nennolina, potrebbe diventare la santa più giovane della storia, visto che quando è morta aveva solo sei anni e mezzo. Da tempo è stata proclamata “serva di Dio” – praticamente il primo gradino della scala che porta verso la santità – e la causa di beatificazione è avanzata piuttosto lentamente: la sua età giovanissima, infatti, poteva essere considerata un motivo di difficoltà, nel delicato processo canonico.

Nel dicembre scorso, però, Papa Benedetto XVI ha decretato il riconoscimento delle sue virtù eroiche. «Spero che la sua causa di beatificazione possa presto concludersi felicemente», ha dichiarato il Papa, incontrando il 20 dicembre i ragazzi dell’Azione Cattolica e il suo discorso è stato per buona parte dedicato proprio ad Antonietta. «In pochi anni», ha sottolineato il Pontefice, «Nennolina ha raggiunto la vetta della perfezione cristiana che tutti siamo chiamati a scalare, ha percorso velocemente la “superstrada” che conduce a Gesù». Una vera e propria conferma del fatto che, proprio a partire da Papa Ratzinger, esiste la volontà di “accelerare” i tempi del processo di beatificazione della bimba.

Le perplessità e gli ostacoli sulla strada della canonizzazione – lo accennavamo prima – sono sempre stati legati soprattutto al fatto dell’età: in molti si chiedono se un bambino così piccolo possa avere coscienza della propria fede e la forza necessaria per esercitarla anche in condizioni estreme. Ma appunto con il riconoscimento delle virtù eroiche di Nennolina queste perplessità potrebbero essere state definitivamente superate.
Del resto, nel 1981 la Congregazione per le Cause dei Santi ha emesso una dichiarazione nella quale la Chiesa ha riconosciuto esplicitamente e pienamente che i bambini possono realizzare azioni eroiche di fede, speranza e carità e, di conseguenza, possono essere elevati agli onori degli altari. E ora il Papa ha espresso il suo riconoscimento delle virtù eroiche. Ma certo per molti fedeli, non solo romani, ma di tutta Italia e anche da molti altri Paesi, Nennolina è già santa.

Sofferenza vissuta eroicamente

La storia di questa bambina è comunque straordinaria. Nasce il 15 dicembre 1930 a Roma, in un palazzo molto vicino alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme: un luogo simbolico e centrale, perché sotto l’ombra della chiesa si svolge la sua breve vita e in una cappella ora riposano le sue spoglie mortali. La famiglia di Nennolina è una normale famiglia della Roma anni Trenta, in cui la frequenza della vita parrocchiale è intensa e si recita il rosario insieme.

Antonietta è una bambina vivacissima, birichina, irrequieta, con un carattere forte, ma sempre serena e tranquilla. Lo si capisce guardando le foto che la ritraggono: un visetto pallido con due grandi occhi neri e la frangetta sbarazzina. «Amava molto cantare, tanto che ancora oggi mi sembra di sentire la sua voce aleggiare da una stanza all’altra di casa…», ricorda la sorella Margherita, ultraottantenne.
Un giorno cade per terra sbattendo il ginocchio su un sasso, nel giardino dell’asilo. Ma il dolore non si decide a passare. I medici dapprima non comprendono il suo male, poi sarà troppo tardi: la diagnosi è “osteosarcoma”. Si deve amputare la gamba; tutti sono sconvolti, tranne lei. È la primavera del 1936. Nennolina, dopo l’intervento, è costretta a portare una pesante protesi ortopedica, ma continua la sua solita vita di bimba.

Ogni sera prende l’abitudine di scrivere una lettera che poi ripone sotto il crocefisso. Queste lettere verranno poi definite da teologi e studiosi come un vero e proprio “itinerario mistico”. Le indirizza a Maria: «Cara Madonnina, tu sei tanto buona, prendi il mio cuore e portalo a Gesù» o a Gesù: «Caro Gesù (…) Tu che hai sofferto tanto sulla croce, io voglio fare tanti fioretti e voglio restare sempre sul Calvario vicino vicino a Te e alla Tua Mammina». Alla mamma dice: «Quando soffro, io penso subito a Gesù e allora non soffro più! Per non soffrire, è tanto semplice: invece di pensare ai tuoi dolori, pensa a quelli di Gesù, che ha tanto sofferto per noi e vedrai che non sentirai più nulla».

Durante i suoi frequenti ricoveri ospedalieri, Nennolina si fa portare ogni giorno davanti ad una statua della Madonna. A sei anni domanda di poter ricevere la Prima Comunione. Il male intanto si fa sempre più violento, ma lei non si lamenta mai.
Nell’ultima letterina, del 2 giugno, dettata alla madre accanto al suo letto, scrive: «Caro Gesù, dì alla Madonnina che l’amo tanto e voglio starle vicina…». Dopo lunghe ed atroci sofferenze, si spegne a sei anni e mezzo, il 3 luglio 1937.

La testimonianza della fede pubblica e dei miracoli

Nonostante la riservatezza e l’estrema prudenza della sua famiglia, della cerchia di amici e parenti, dei sacerdoti della sua parrocchia, la fama della “straordinarietà” della bimba morta in circostanze tanto tragiche si diffonde rapidamente, non solo a Roma, ma in tutta Italia, e poi anche all’estero.
Si parla e si testimonia sempre più insistentemente di grazie e conversioni ottenute per sua intercessione. Preghiere, messaggi, ringraziamenti, invocazioni di aiuto e tanti, tanti fiori ricoprono la sua tomba e la lapide che mostra a tutti il suo bel visino pallido. Già nel 1940 appaiono sue biografie in diverse lingue, compreso l’armeno. Il processo di beatificazione si è aperto nel 1942 e la fase diocesana si è conclusa nel 1972.

Il tre maggio 1999, con una commovente cerimonia, sono stati traslati i suoi resti in una cripta ricavata appositamente in Santa Croce in Gerusalemme, vicino ai segni della Passione di Gesù, raccolti appunto nella Basilica romana, grazie alla ricerca senza sosta di Sant’Elena. E sempre qui è stata creata una fondazione dedicata a promuovere la devozione di Antonietta.

Una mostra permanente nell’antico chiostro eleniano presenta gli oggetti della bimba, i suoi vestitini, i suoi giocattoli, le pagine di quaderno coperte con la sua grafia stentata, che compiva i primi passi scrivendo parole d’amore per Gesù, Maria e lo Spirito Santo.
Una tenerezza infinita penetra l’animo dinanzi alle piccole testimonianze di una vita così grande, così già compiuta in quei pochi anni così carichi di dolore, ma anche così immediatamente spalancati al Mistero e alla speranza che non tramonta mai.


(RC n. 32 - Febb/Marzo 2008)