Gaeta, il luogo di villeggiatura degli antichi romani, la vecchia repubblica marinara, la città prediletta dai Papi, sorge sullo sperone aurunco di monte Orlando.
La si raggiunge da nord per l’antica via Flacca, lungo la Riviera di Ulisse, un percorso costiero alto, traforato di gallerie, reso affascinante dalle pendici appenniniche dei monti Ausoni ed Aurunci che si tuffano nel mare in modo frastagliato, spesso ripido, animato da calette e spiagge pittoresche. Poi, dopo aver formato la penisola di Gaeta, i monti si ritirano allargandosi in una baia riparata, ampia e sabbiosa, dal clima mite e temperato, la baia di Gaeta. Un luogo toccato dalla grazia divina.
Un mare blu acquarello cosparso di isolette accoglie tramonti suggestivi. Ad una natura incantevole si aggiungono testimonianze storiche, religiose e monumentali di grande fascino.
Immerso nel verde del Parco regionale urbano di Monte Orlando, sulla cima della penisoletta, fra i tesori di una flora e fauna interessante, la Torre d’Orlando, più precisamente il mausoleo di Lucio Munazio Planco (il generale che aveva combattuto al fianco di Giulio Cesare in Gallia), domina l’intero golfo. Ospita un “Antiquarium” e una mostra sulle caratteristiche della costruzione (22 a.C.). Non lontano, le cisterne romane della villa di Lucio.
Tutt’attorno un mare limpido, “Oasi blu” d’Europa e riserva WWF.
Al mausoleo si contrappone la città medievale, percorsa da una trama di vicoletti irregolari e dominata dal castello Angioino-Aragonese, grande memoria storica.
Il castello, gioiello della città
Lì una prima fortificazione era stata eretta forse nel VI secolo durante la Guerra dei Goti o nel VII secolo, quando le zone costiere del Lazio e della Campania erano oggetto delle mire espansive dei longobardi. Si parlava allora di Gaeta come “castrum”. Notizie documentate risalgono al tempo di Federico II di Svevia che spesso vi ha soggiornato e, intuendo l’importanza del luogo strategico, ne fece rinforzare e ampliare le strutture nel 1223.
Il nome di castello Angioino-Aragonese sta ad indicare la doppia struttura del complesso. Infatti due sono gli edifici contigui, realizzati in momenti diversi, il castello detto Angioino, più in basso, costruito durante la dominazione francese degli angioini ed il più alto, quello aragonese, fatto realizzare da Carlo V assieme ad altre strutture che rinforzarono la piazzaforte di Gaeta.
La parte angioina, ora chiusa in attesa di restauro, è stata sede del Carcere Militare di Gaeta e ha avuto, fra altri, come illustre prigioniero, Giuseppe Mazzini nel 1870. Ora è destinata a divenire, a lavori ultimati, sede della facoltà universitaria di discipline marinare.
La parte aragonese ospita la Scuola Nautica della Guardia di Finanza.
Nella cupola della torre più alta del castello vi è la Cappella Reale, voluta dal Re Ferdinando II di Borbone delle Due Sicilie nel 1849.
Il Duomo
Castello, viuzze, camminamenti, campanili normanni, antiche mura formano il quartiere di S. Erasmo, ricco di chiese, a cominciare dall’omonimo Duomo.
Edificato nel X-XI secolo su di una preesistente chiesa del VII secolo dedicata a S. Maria del Parco, consacrato da Papa Pasquale II nel 1106, ha un aspetto rude e severo ed un campanile dello stesso periodo alto 57 metri in stile arabo-normanno.
All’interno, fra preziose opere d’arte, il Cero Pasquale del XIII secolo ornato con bassorilievi dedicati alle vite di Gesù Cristo e S. Erasmo e, nella cripta, le tombe di numerosi santi fra i quali Erasmo. All’ingresso della cattedrale un pregevole bassorilievo rappresenta il pistrice che ingoia e rigetta Giona.
Accanto al portico ha sede il Museo Diocesano che conserva dipinti su tavole e su tele del XIII e XVIII secolo, frammenti marmorei, manoscritti, stampe e arredi sacri oltre, da poco, ad una testimonianza di fede e di storia assolutamente speciale: lo stendardo della Battaglia di Lepanto che proprio recentemente è stato restaurato per conto della Sovrintendenza dei Beni Artistici.
Il Tempio di san Francesco
Non mancano nella cittadina monumenti di epoca romana e chiese storiche come il Tempio di san Francesco, edificato per la prima volta nel 1222 dallo stesso S. Francesco nel luogo dove viveva in un piccolo eremo quando veniva ad evangelizzare i gaetani. L’attuale struttura in stile neo-gotico è opera delle donazioni di due grandi monarchi, Re Carlo II d’Angiò e Re Ferdinando II di Borbone le cui statue sono poste, a ricordo, nella facciata ai lati del portale di travertino, oltre a quella di san Francesco nell’atto di benedire. A dividere la grande scalinata d’accesso, una superba statua, la Fede che sorregge la croce.
La Chiesa dell’Annunziata
Non lontana è la Chiesa dell’Annunziata, edificata nel 1321 dall’Università di Gaeta in stile gotico, a navata unica e affiancata nel 1355 dall’omonimo Ospedale, destinato ad assistere i poveri e i bambini abbandonati affidati alle cure delle suore attraverso una ruota girevole. Internamente, a lato, una cappella denominata Grotta d’Oro, per via della volta a cassettoni intagliati e dorati, un capolavoro d’arte rinascimentale, cui alla fine del ‘500, si aggiunse l’Immacolata di Scipione Pulzone, pittore gaetano. Davanti ad essa pregarono i papi Pio IX e Giovanni Paolo II.
In questa sede si conservano decine di codici manoscritti di musica sacra molto preziosi, copiati dai monaci amanuensi e decorati con splendide miniature.
All’esterno della cinta muraria invece, nelle vicinanze del mare, nel X secolo è stata edificata dal Duca di Gaeta Giovanni IV la Chiesa di San Giovanni a Mare, che ha una caratteristica cupola in stile arabo e il pavimento visibilmente inclinato in modo da permettere il defluire dell’acqua marina nelle fasi di alta marea.
La celebre “Montagna Spaccata”
Tre spettacolari fenditure incidono le pareti rocciose di Monte Orlando.
Una di esse, nota con il nome di “Montagna Spaccata”, è legata ad un’antica credenza secondo cui si sarebbe originata alla morte di Cristo. Divenuto luogo di culto, vi fu edificato, nel X-XI secolo, sul pendio del Monte Orlando, all’estremità nord occidentale del promontorio, il santuario della Santissima Trinità, detto anche, appunto, della Montagna Spaccata, fondato dai benedettini. Vi si accede per una bella strada che sovrasta la spiaggia di Serapo.
Alla destra della chiesa della Trinità, attraverso un corridoio, si scende “in verticale” alla Cappella del Crocifisso che sorge sopra un masso staccatosi nel 1434 dall’alto di uno dei due costoni di roccia. Il macigno andò ad incastrarsi più in basso tra le pareti della fenditura. Su di esso venne realizzata nel XIV secolo, la piccola cappella di forma circolare dedicata al Crocifisso, un crocifisso ligneo in essa venerato. Dall’interno si ammira lo strapiombo su cui è situata e all’esterno, una scala scavata nella roccia conduce sopra la cupola stessa, offrendo un fantastico colpo d’occhio dell’intera spaccatura della montagna sul mare aperto.
In questo luogo di raccoglimento spirituale pregarono numerosi pontefici, tra cui il beato Pio IX, sovrani, vescovi e santi, come Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio, Paolo della Croce, Gaspare del Bufalo e Filippo Neri. La leggenda vuole che san Filippo Neri avesse vissuto all’interno della Montagna Spaccata dove esiste un giaciglio in pietra noto ancora oggi come “Il letto di San Filippo Neri”.
Prima di entrare nella cappella, sulla parete destra, un distico latino indica un’impronta simile ad una mano che sarebbe appartenuta ad un turco incredulo. La roccia gli si sarebbe liquefatta sotto la mano, diventando morbida per accoglierne l’orma, provocando la conversione del turco al Cristianesimo.
Dal Santuario si gode uno spettacolo unico: da un lato dell’istmo il golfo di Gaeta a oriente, dall’altro il litorale fino al Circeo.
All’interno del santuario, restaurato nel XIX secolo dai francescani Alcantarini, una pala d’altare raffigura la SS. Trinità, la Madonna e Sant’Erasmo. A lato un Gruppo della Pietà di Giovanni Dupré.
I bastioni fatti costruire nel XVI secolo da Carlo V sfiorano il santuario che ora è sede dei missionari del P.I.M.E. (Pontificio Istituto Missioni Estere).
Negli ultimi decenni sono state aperte sulla parete rocciosa decine di vie attrezzate e appassionati alpinisti sono invitati ad arrampicarsi in uno scenario incredibile, fra cielo e mare, su pareti verticali profumate di salsedine.
Il percorso prevede un’unica via di discesa nel camino della fenditura per riposare in una cengia spettacolare soprattutto, dicono, quando il mare è grosso, per risalire poi attraverso le vie predisposte. Un’esperienza che non si stenta a credere indimenticabile.
A sinistra del complesso della montagna spaccata, nella fenditura occidentale, un’altra grotta suggestiva, la “Grotta del turco” che pare sia stata usata dai pirati per trovare rifugio durante le loro scorribande.
Alla destra del Santuario si può percorrere il Corridoio della Via Crucis con alle pareti le stazioni della Via Crucis, indicate da riquadri maiolicati opera di Raimondo Bruno del 1849 con un commento in versi, nella parte inferiore della formella, attribuiti al Metastasio. Al termine del Corridoio il Mosaico della Via Crucis, una grande Crocifissione dello stesso autore. Superandolo si accede alla cappella di San Filippo e alla stretta scalinata che, fra le pareti a strapiombo della fenditura centrale della montagna, scende fino alla Cappella del Crocifisso.
Incanto della natura
Il Borgo o Spiaggia, più recente, formatosi ad opera dei pescatori e dei piccoli agricoltori, si svolge lungo la stretta, caratteristica via Indipendenza, piena di botteghe, di umori e colori. Tra S. Erasmo e il Borgo, il Comune, l’antico Istituto Nautico “G. Caboto” e la zona residenziale e degli alberghi raccolta attorno alla bella spiaggia di Serapo. Questo splendido centro, con un clima particolarmente temperato è dotato di ricca attrezzatura balneare e turistica, grazie anche alle possibilità offerte dalla struttura della Base Nautica Flavio Gioia.
Poi, a delimitare le singole spiagge, numerosi speroni di montagna: S. Agostino, Fontanìa e Monte Orlando, sui quali svettano le torri costiere di Scissura, Viola e S. Agostino.
(RC n. 32 - Febb/Marzo 2008)