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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Beati i puri di cuore

Vogliamo davvero un giorno godere dell’eterna visione di Dio? La strada è una sola: la purificazione del cuore. In cosa consiste?

di Jorge Medina Estévez

Purezza e pulizia

Talvolta nelle nuove traduzioni della Sacra Scrittura, invece di “puri” si adopera la parola “puliti”, che è equivalente. Ma che ha una sfumatura più ampia.

“Puro”, infatti è un vocabolo che viene spesso riferito alla purez¬za come castità, cioè all’ambito dell’esercizio della ses¬sualità. “Pulito” è invece una categoria più ampia, che include certo la purezza nell’ambito sessuale, ma che viene applicata a tante altre “regioni” dell’essere e dell’attività dell’uomo.

“Puro” o “pulito” è il contrario di sporco, di falso, di mescolato, di torbido, di ingannevo¬le, di macchiato, di adulterato. In senso positivo è sem¬plicità, trasparenza, verità, correttezza.

Gli uomini apprezzano molto la purezza delle cose materiali. L’oro puro, di 24 carati, è quasi irraggiungibile. I diamanti purissimi sono quelli che non hanno nemmeno minime imperfezioni, e il loro valore è altissimo. La Bibbia par¬la dell’«oro purificato col fuoco» (Prv. 27. 21; Sir. 2, 5; Sap. 3. 6) e Gesù ci parla di un negoziante che, avendo trovato una perla di gran valore, fece tutto il possibile per acquistarla (cf Mt. 13, 45).
Questi esempi materiali sono utili per mostrarci due verità: innanzitutto che le cose di assoluta purezza sono molto rare, e che abitualmente la purezza di un materiale è il risultato di un processo lungo di purificazione. La seconda, che una cosa veramente “pura” viene abitualmente molto apprez¬zata.


Vero significato del cuore

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci offre un testo che illumina il senso dell’espressione “cuore”: «Il cuore è la dimora dove sto, dove abito. È il nostro centro nascosto, irraggiungibile dalla nostra ragione e dagli al¬tri; solo lo Spirito di Dio può scrutarlo e conoscerlo. È il luogo della decisione, che sta nel più profondo delle nostre facoltà psichiche. È il luogo della verità, là dove scegliamo la vita o la morte. È il luogo dell’incontro, poiché, ad immagine di Dio, viviamo in relazione: è il luogo dell’Alleanza» (CCC 2563).

Si dice che «la tradizio¬ne spirituale della Chiesa insiste anche sul “cuore”, nel senso biblico di “profondità dell’essere”, dove la perso¬na si decide o no per Dio» (CCC 368). Si dice che la Bibbia adoperi la parola “cuore” più di mille volte...
Il premio della purezza del cuore è nientedimeno che vedere Iddio! Lui è la purezza e la limpidezza senza macchia, ogni sporco da parte nostra impedisce l’esattez¬za della sua immagine in noi.

Forse ci può aiutare il pa¬ragone con un cristallo: più trasparente è, tanto migliore è l’immagine della realtà che si può apprezzare attraver¬so di esso. Purtroppo non c’è nessun cristallo capace di lasciar passare la luce senza qualche pur minima distor¬sione: è la croce degli astronomi!
La mancanza di traspa¬renza del cuore è come un’avidità di se stesso, di pren¬dersi come centro di tutto, di cercare la propria gloria. È una “densità” che impedisce il passaggio della luce di Dio.


È puro il cuore dell’uomo?

«Chi può dire: “Ho purificato il mio cuore, sono dunque libero dal mio peccato”?» (Prv. 20, 9). «Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la ve¬rità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purifi¬cherà da ogni colpa» (1 Gv. 1, 8s.). Solo il Signore cono¬sce la misura del peccato di ognuno, solo lui penetra nel più profondo dei nostri cuori: «Le inavvertenze chi le discerne? Assolvimi dalle colpe che non vedo» (Sal. 19, 13).

Il Signore Gesù ci avverte che «dal di dentro, dal cuore degli uomini escono i cattivi pensieri: dissolu¬tezze, latrocinii, assassinii, adulterii, cupidigie, cattiverie, frode, impudicizia, invidia, diffamazione, orgoglio, stol¬tezza. Tutte queste cose malvagie vengono dal di dentro e contaminano l’uomo» (Mc. 7, 21-23).
Quando Gesù rimproverò gli scribi e i farisei (Mt. 23, 27s), spiegò chiaramente come la purezza secondo il Vangelo non è quella esterna, che curavano essi, bensì quella interiore.


Il vero cristiano: un miles Christi

L’Apostolo Paolo ci mostra la vita cristiana come una lotta tra lo spirito e la carne: «Ora io vi dico: regolatevi secondo lo spirito e allora non soddisferete i desideri della carne. La carne, infatti, ha desideri opposti a quelli dello spirito e lo spirito contrari a quelli della carne: essi sono in contrasto fra di loro, di modo che non possiate fare tutto quello che vorreste (...) Se viviamo per opera dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. Non siamo bramosi di gloria vana, provocandoci e invi¬diandoci a vicenda» (Gal. 5, 16s. 25s). 

La conseguenza è che il cristiano è un miles Christi e l’Apostolo adopera l’imma¬gine delle armi dei soldati romani per insegnarci come deve scendere il discepolo di Cristo nell’arena della vita: «Rivestitevi dell’armatura di Dio per poter resistere al¬le insidie del diavolo, perché noi non abbiamo da com¬battere solo contro forze puramente umane, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell’aria. Rivestitevi dunque dell’armatura di Dio per poter resistere nel giorno maligno, sostenere il combattimento sino alla fine e rimanere in piedi padroni del campo. Sì, rivestiti della corazza della giustizia, e calzati i piedi, pronti per annunziare il Vangelo di pace. Ma soprattutto impugnate lo scudo della fede, col quale possiate estin¬guere tutte le frecce infuocate del maligno. Prendete an¬cora l’elmo che assicura la salvezza e la spada dello Spi¬rito, che è la parola di Dio» (Ef. 6, 13-18).


Due alleati: il Maligno e la natura caduta

Abbiamo dunque un duplice avversario: il nostro cuore ferito e che facilmente è attratto dalle opere della carne, e il Nemico, il tentatore, il bugiardo che cerca di ingannarci nel cammino verso la vita eterna. Ed il Nemi¬co trova un’alleata nella nostra natura ferita, e che porta le tracce del peccato.
Questa lotta non risparmia nessu¬no. San Paolo ne parla velatamente: «Anzi, affinché la gran¬dezza delle rivelazioni non mi facesse insuperbire, mi è stata messa nella carne una spina, un angelo di satana, incaricato di schiaffeggiarmi, perché non m’insuperbi¬sca. Tre volte, riguardo a questo, pregai il Signore, per¬ché lo allontanasse da me, ma egli mi ha risposto: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”» (2 Cor. 12, 9).

Oggi è tornata, forse sottilmente, l’eresia pelagiana: un ottimismo eccessivo nel valutare la natura umana nella sua realtà storica. Insieme, la vecchia tentazione del Pa¬radiso (di «essere arbitri del bene e del male» (Gn. 3, 5) fa di tutto per eliminare il concetto di peccato.
È difficile per l’uomo moderno ammettere che la nostra natura non è “pura”, bensì caduta, ferita, e riparata, portatrice co¬munque delle tracce del peccato. Non si tratta, certo, di una corruzione totale, ma nemmeno di quella perfezione armoniosa descritta come la situazione umana nel Paradiso.
La dottrina cattolica ci parla della “concupiscen¬za” e ci dice che rimane nell’uomo anche dopo la giusti¬ficazione. Ci dice anche che in se stessa non è peccato, ma che proviene dal peccato e che inclina al peccato.


La dottrina cattolica sulla concupiscenza

Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla apertamente della concupiscenza in diversi luoghi. «La concupiscenza, nel senso etimologico, può designare ogni forma veemente di desiderio umano. La teologia cristiana ha dato a questa parola il significato specifico di moto dell’appetito sensibile che si oppone ai dettami della ragione umana. È conseguenza della disobbedienza del primo peccato. Ingenera disordine nelle facoltà morali dell’uomo e, senza essere in se stessa un peccato, inclina l’uomo a commettere il peccato» (CCC 2515).
«La lotta contro la concupiscenza carnale passa attraverso la purificazione del cuore e la pratica della temperanza» (CCC 2517). «La sesta beatitudine proclama “beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt. 5, 8). I “puri di cuore” sono coloro che hanno accordato la propria intelligenza e la propria volontà alle esigenze della santità di Dio, in tre ambi¬ti soprattutto: la carità, la castità o rettitudine sessuale, l’amore della verità e l’ortodossia della fede. C’è un le¬game tra la purezza del cuore, del corpo e della fede» (CCC 2518).

«Ai “puri di cuore” è promesso che vedran¬no Dio faccia a faccia e che saranno simili a lui. La pu¬rezza del cuore è la condizione preliminare per la visio¬ne. Fin d’ora essa ci permette di vedere secondo Dio, di accogliere l’altro come un “prossimo”; ci consente di percepire il corpo umano, il nostro e quello del prossi¬mo, come un tempio dello Spirito Santo, una manifesta¬zione della bellezza divina» (CCC 2519).
Ciò che abbiamo sentito ci spiega il profondo realismo dell’espressione così classica del “combattimento spirituale”. Il Catechismo della Chiesa Cattolica sotto il titolo La lotta per la purezza ci insegna che «il Battesi¬mo conferisce a colui che lo riceve la grazia della purifi¬cazione da tutti i peccati. Ma il battezzato deve conti¬nuare a lottare contro la concupiscenza della carne e i desideri disordinati».


La testimonianza degli Apostoli

Riprendiamo le parole dell’Apostolo che, in modo così drammatico, ci spiega la propria esperienza: «Sappiamo infatti che la Legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto quasi come schiavo al peccato. Non comprendo quel che faccio, perché non faccio quel che vorrei, ma quello che non voglio (...)
Io riscontro dunque in me questa legge: volendo io fare il bene, mi si presenta il male. Difatti, provo diletto nella Legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo nelle mie membra un’altra legge che lotta contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?» (Rm. 7, 14-24).

Terribile dev’essere stata la lotta dell’Apostolo per aver parlato così! Più avanti san Paolo ci spiega come la forza della redenzione e della grazia di Gesù Cristo ci ottenne la vittoria: «La legge infatti dello spirito di vita, che è in Cristo Gesù, mi ha liberato della legge del peccato e della morte. Infatti, ciò che fu impossibile alla Legge, in quanto la debolezza della carne la rendeva impotente, Dio l’ha compiuto, inviando, a motivo del peccato, il suo proprio Figlio in una carne somigliante a quella del peccato, ed ha vinto il peccato nella carne, affinché fos¬se data la capacità di adempiere la Legge a noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo spi¬rito» (Rm. 8, 2-4).

Molto severe sono le parole dell’apostolo san Gio¬vanni: «(...) tutto ciò che è nel mondo, cioè la concupi¬scenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la su¬perbia delle ricchezze, non vengono dal Padre, ma ven¬gono dal mondo. Ora, il mondo passa e la sua concupiscenza pure; ma chi fa la volontà di Dio dura in eterno» (1 Gv. 2, 16 s).
Come è profondo il processo della purificazione! Come è pericoloso non rendersi conto dell’assoluta ne¬cessità della purificazione per poter arrivare all’amore di Dio! Preghiera, ascesi, penitenza sacramentale, ecco il cammino della purificazione verso la visione.

 

(RC n. 14 - Maggio 2006)