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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Le avvisaglie di una campagna mediatica

L’ormai pluridecennale esperienza dei metodi della stampa laicista ci insegna che quando all’improvviso si comincia ad attaccare – magari da giornalisti non apertamente anticattolici – la Chiesa, c’è da attendersi una campagna velenosa o una propria e vera azione di guerra mediatica. Sembra che si stia avvicinando uno di questi casi.

di Giacomo Monti

Sul settimanale “Magazine” del “Corriere della Sera” (Altro che Pacs, la Chiesa si occupi dei preti pedofili, 20/4/06) la giornalista Barbara Palombelli si lamenta che in Italia nessuno per ora «ha il coraggio di esprimere - a volto scoperto e a voce alta - un disagio crescente, frutto delle continue denunce, qui da noi e all’estero, contro sacerdoti pedofili e i loro presunti complici nelle alte sfere ecclesiastiche».


Dopo averci detto quanto i genitori siano ormai «ansiosi e diffidenti» nell’affidare i bimbi agli istituti cattolici e alle parrocchie, la nota giornalista conclude biasimando il Vaticano stesso che «lascia correre su fatti gravi ed esecrabili come le molestie e le violenze sui piccoli che si rivolgono ai preti», e invece interviene (a sproposito, naturalmente) sui «Patti civili di convivenza fra persone adulte, tanto più dell’emergere delle coppie omosessuali alla luce del sole».


Le conseguenze del pansessualismo e della “crisi della fede”

Diamo atto alla Palombelli che il fenomeno della pedofilia è esecrabile e quando vede coinvolti sacerdoti lo è doppiamente. Detto questo bisogna tuttavia aggiungere che la premessa del suo articolo è unilaterale e la conclusione erronea.

Così come il titolo è stato redatto potrebbe sembrare che rasenta persino l’intimidazione. La nota giornalista, accreditata abitualmente come cattolica, afferma che le autorità vaticane “lasciano correre”. Tuttavia dal suo privilegiato osservatorio romano avrebbe il dovere di sapere che Giovanni Paolo II qualificò i loschi personaggi macchiatisi con questi crimini come “traditori di Cristo” e chiese che si prendessero tutte le misure per allontanarli dall’esercizio del sacerdozio.

Che altro doveva fare? fucilarli? Una lucida visione del problema l’ha offerta il prefetto vaticano della Congregazione del Clero Cardinale Castrillón Hoyos quando, statistiche alla mano, dimostrò che i fatti di pedofilia che vedono coinvolti ecclesiastici cattolici, nonostante l’accanimento accusatorio dei grandi media specialmente americani, sono meno frequenti  di quelli delle altre categorie della società, come maestri di scuola, medici, allenatori sportivi ecc., e persino parenti prossimi delle vittime. 

Come si sa, molte volte i media mettono l’accento unilateralmente su alcuni fatti passando altri sotto silenzio, il che può rispondere a un ben preciso disegno .

Il porporato affermò nell’occasione che i casi verificati si devono anche al fatto che non tutti i sacerdoti riescono a sottrarsi al clima di “pansessulaismo” della società odierna. E ciò è vero. C’è un clima di pansessualismo molte volte nutrito dagli stessi mezzi di comunicazione che poi si scandalizzano davanti a certi fatti compiuti.

Ma ci permettiamo di aggiungere da parte nostra che il non riuscire a sottrarsi adeguatamente a questo clima è una componente di quella “crisi della fede” post-sessantottina tante volte riconosciuta dall’autorità ecclesiastica, la quale ha come conseguenza l’accumularsi di quella “sporcizia nel viso della Chiesa”, denunciata dal cardinale Ratzinger nelle meditazioni alla Via Crucis del Colosseo l’anno scorso.

Un cattolico intellettualmente onesto non deve nascondersi la realtà. Comunque sia, i buoni fedeli sanno discernere bene le cadute umane dai “principi non negoziabili”, per usare una recente espressione del Pontefice, parlando proprio di questioni come “la struttura naturale della famiglia, quale unione fra uomo e donna”.


Sincera preoccupazione o intimidazioni anticattoliche?

Sembra che per Barbara Palombelli invece, davanti alle indegne cadute di questi individui, la Chiesa dovrebbe tacere sulle grandi questioni morali ed etiche, ritirandosi impaurita dal campo aperto dei grandi problemi che affronta la società odierna. Così potrebbe occuparsi meglio dei propri panni sporchi.

Se questa fosse l’intenzione, diciamolo con franchezza, saremo davanti a una tattica dal sapore neo-laicista e velatamente ricattatorio da parte di media e di giornalisti impegnati ideologicamente in certe trasformazioni socio-culturali.

Benché questa si dimostrerebbe prima o poi, come è accaduto in America, una tattica assai grossolana, potrebbe dimostrarsi tuttavia più efficace delle parole forti,  a volte persino brutali, di certi esponenti del vetero-laicismo, come quelli della “Rosa nel pugno”, i quali cercano anch’essi di impedire alla Chiesa di esporre pubblicamente il suo magistero su certe tematiche.

Vale la pena ricordare che queste affermazioni, che tanto allarmano un Francesco Rutelli attento come è all’elettorato cattolico, tutto sommato hanno una portata ben più limitata della voce di una cronaca mediatica tendenziosa.
 

Esempi di giornalisti con maggiore onestà

Tuttavia non si può oggettivamente accusare il “Corriere della Sera” di informare unilateralmente su certi fatti di cronaca. A Barbara Palombelli sarebbe bastato sfogliare il giornale sul quale scrive regolarmente,  negli stessi giorni delle sue riflessioni su “Magazine”, per vedere come stanno le cose nella realtà.

Difatti, c’era stata una settimana prima l’esecrabile vicenda, ampiamente diffusa, di un prete di Pomezia accusato da ragazzi ormai diventati grandi. Dalla cronaca stessa risulta che il vescovo Agostino Vallini (attualmente cardinale nella curia vaticana), abbia preso ogni misura ragionevole per allontanarlo dal suo ministero attivo. Altroché “lasciar correre”.
 
Subito dopo però, sempre sul “Corriere della Sera”, arriva una valanga di notizie che fornisce un quadro comprovante delle parole del cardinale Castrillón Hoyos. Alcuni titoli: Un allenatore e un attore nei gruppi di pedofili (20/4/06) (si tratta di gravissimi abusi commessi sui ragazzini di una scuola di calcio); Violentavano ragazzine dopo averle drogate – Un calciatore e alcuni negozianti tra i 12 arrestati (22/4); Bimba racconta nel sonno le violenze subite dal padre (24/4) .

Il 23 aprile, stesso giornale stesso mese, ad Alberto Arbasino che, a proposito della cronaca degli ultimi giorni, si domanda se, qualora all’epoca di Pasolini ci fossero stati i telefoni azzurri e  cellulari oggi si farebbero «convegni, commemorazioni e dibattiti» sul tanto osannato scrittore, la giornalista Maria Latella ricorda un episodio accaduto qualche anno fa – attenzione, qualche anno fa! -  in un liceo romano: una sedicenne contestò la docente che aveva dato da leggere I ragazzi di vita dicendole: “non mi convincerete mai del fatto che uno che paga i ragazzini va giudicato per le sue qualità di intellettuale”.

Ci saranno per caso altre misure da prendere, altri settori da analizzare (ad esempio, la scuola statale), che la Palombelli vorrà segnalarci? Noi intanto aspettiamo, prima che si vada a finire in un tam-tam mediatico come quello avvenuto in America un paio di anni fa. 

(RC n. 15 - Giugno 2006)