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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Il Medioevo delle cattedrali

L'arte tra potere papale e imperiale

Per il IX centenario della costruzione della sua cattedrale, la cittą di Parma organizza una serie di mostre e indica interessanti percorsi alla scoperta del Medioevo. Le architetture, le sculture, le pitture e la storia delle tradizioni convergono nella descrizione dei cantieri medievali e delle loro preziose produzioni.

di Michela Gianfranceschi

Oggi lo studioso che voglia trattare un qualsiasi argomento deve saper strutturare previamente una base narrativa che gli permetta di ordinare i dati a disposizione, di operare delle scelte e soprattutto di creare dei collegamenti gerarchici atti a determinare il senso del suo pensiero. La strategia narrativa diviene veicolo dell’impostazione ideologica e, come una rete, seleziona esempi e modelli.

Questo è quanto la storiografia artistica, ad esempio, fa da sempre nell’analisi dei differenti momenti storici e delle loro influenze sulle espressioni artistiche. E lo stesso accade all’interno di un qualsiasi oggetto d’arte. Esso sarà definito da un pensiero, da un sentimento, da un credo, da un’ideologia.

In questa prospettiva si muove il percorso della mostra conclusasi a Parma il 16 luglio intitolata Il Medioevo delle Cattedrali. Chiesa e Impero: la lotta delle immagini (secoli XI e XII), ospitata nel palazzo della Pilotta.


Il linguaggio delle immagini

I 900 anni trascorsi dalla dedicazione della cattedrale di Parma (1106) hanno fornito l’occasione per approfondire il solco degli studi sulle cattedrali medievali dell’Italia Settentrionale, i loro cantieri, gli architetti e gli scultori che vi lavorarono e soprattutto il linguaggio che tra XI e XII secolo veniva utilizzato nella rappresentazione delle immagini. Quel linguaggio che, seguendo una metafora del curatore della mostra Arturo Carlo Quintavalle, costituisce per noi un libro ancora poco leggibile, ma che è bene cominciare a sfogliare. Un libro che risultava invece molto chiaro alle folle di fideles che riempivano le chiese per il culto e che non sapevano leggere né scrivere.

I molteplici documenti che certificano lo scontro tra Papato e Impero, i libelli, le lettere, le omelie, sono una piccola parte dell’enorme movimento di trasmissione delle notizie in epoca medievale. Sono le immagini a costituire infatti il panorama della vita quotidiana di ogni fedele. Egli attraversa la navata di una chiesa, cattedrale o pieve di campagna che sia, e un universo variegato di simboli, metafore, illustrazioni si presentano ai suoi occhi e gli inviano chiari messaggi.

All’epoca la cosiddetta “Lotta per le investiture” tra la Chiesa di Roma e l’Impero, momento cruciale per la storia della nostra civiltà, forniva molteplici spunti per una battaglia tematica a livello iconografico. Ancora oggi attraverso le testimonianze dell’arte figurativa è possibile ricostruire questo lungo percorso di rinnovamento della Chiesa voluto dalla Riforma Gregoriana tra i secoli XI e XII.


I cantieri delle cattedrali

Scriveva Rodolfo il Glabro, un cronista dell’XI secolo: «nel mondo intero, ma specialmente in Italia e nelle Gallie, si ebbe un rinnovamento delle chiese basilicali (…) ogni popolo della cristianità faceva a gara con gli altri per averne una più bella. Pareva che la terra stessa (…) si rivestisse tutta di un candido manto di chiese» (Storie, III, 13).

Dunque i luoghi di culto rafforzano il proprio ruolo di centri propulsori dei messaggi riformistici. In Italia settentrionale, l’ambito considerato dalla mostra, territorio di vescovi scismatici, il lessico doveva essere quanto mai chiaro ed efficace.

Le chiese a Modena, Cremona, Ferrara, Verona, Piacenza, Parma, Como, Pavia, Milano offrono un apparato decorativo molto caratteristico e pregno di significati. Alla base del lavoro nel cantiere di una cattedrale vi era dunque sempre un programma iconografico definito nel dettaglio. Lo spazio del culto diviene strumento di promozione culturale e rappresentazione in figura di exempla morali, di sermoni, di linee di pensiero.

Sono moltissime le maestranze che concorrono alla realizzazione di una cattedrale medievale, è una organizzazione assembleare, ma il riferimento per eccellenza per il lavoro di ognuno è l’architetto, che può essere anche pittore, scultore e che è il vero direttore del cantiere.
Egli, secondo la regola, non rimane per molto tempo in carica e deve armonizzare il lavoro del suo predecessore con ciò che fa e con ciò che lascerà a chi verrà successivamente. Deve costantemente rendere conto del suo lavoro ai committenti dell’opera.

Si può comprendere perciò quanto il cantiere di una cattedrale fosse l’espressione della cultura di un’epoca. I grandi artisti di cui si ha notizia per l’area lombardo-padana, Lanfranco e Wiligelmo e, una generazione più tardi, Niccolò e gli Antelami lavorarono in questi cantieri diventando diffusori di un linguaggio internazionale.


Le opere in mostra

Le testimonianze figurative presenti in mostra provengono dalla realtà delle cattedrali. Sono opere per lo più scultoree, lapidee, ma sono presenti anche prodotti di arte orafa e miniatoria e codici.

Troviamo esposte colonnine, capitelli, mensole, portali, amboni, le stupende lastre scolpite che fungevano da elementi divisori nella segnalazione dei percorsi all’interno della chiesa. La decorazione è in alcuni casi aniconica, fatta di intrecci vegetali e nastriformi. In altri casi (particolarmente dal X-XI secolo in poi) le espressioni artistiche, ricorrendo sempre meno alle allegorie animali, diventano dei veri e propri racconti figurati, rispettosi di determinati codici di linguaggio.

Maria con il Bambino rappresenta la Chiesa di Roma, erede legittima della Chiesa delle origini; i Re Magi la adorano in ginocchio. La scultura di Wiligelmo, grande interprete dell’iconografia della chiesa riformata, conosciuta come la Madonna di Carpi (ante 1110), rappresenta l’intimo dialogo tra Maria e il Bambino che si sfiorano dolcemente le mani.
Molto rappresentati i cicli veterotestamentari (esempi di riferimento nella facciata del Duomo di Modena), la figura di Cristo Salvatore, gli evangelisti. La splendida lastra in marmo con i simboli dei quattro Evangelisti (fine XI-inizio XII secolo), oggi conservata nel Castello Sforzesco a Milano, proviene dalla distrutta chiesa di S. Maria Beltrade e doveva essere la faccia di un pulpito.

Il suggestivo crocifisso ligneo (XI-XII secolo) dal presbiterio della chiesa di San Savino a Piacenza, commuove nella sua scarna e diretta devozionalità, che contrasta con la contemporanea croce gemmata, proveniente dal duomo di Brescia.

Sono molti i capitelli scolpiti a figure antropomorfe. Si ricorda quello proveniente da S. Maria del Popolo a Pavia (fine XI secolo) che raffigura busti di figure virili ritratti uno accanto all’altro, quasi a sostenere il peso della volta. Da S. Ambrogio proviene una delle rare testimonianze pittoriche in mostra: l’affresco staccato con la Vergine e San Giovanni Battista (fine XI secolo).

Inoltre acquista di nuovo grande importanza il racconto di episodi riferiti a santi locali. Il prezioso reliquiario (fine X- inizio XI secolo) sbalzato e lavorato in argento, oro e cristallo di rocca, di officina milanese, oggi nella raccolta del Castello Sforzesco a Milano, raffigura sulle sue facce le storie dei santi Cipriano e Giustina e il loro martirio.

Dal battistero di Cremona giungono le due statue marmoree a grandezza naturale, opera magnifica di Niccolò (1115-1120), note secondo una tradizione popolare come Baldes e Berta. La coppia faceva originariamente parte della facciata del battistero di Cremona, e ancora oggi è oggetto fertile di studi e approfondimenti riguardo alla realizzazione e soprattutto al soggetto ancora ignoto (probabilmente Adamo ed Eva).

Sono molto utilizzati inoltre anche cicli del filone della Chanson de geste: le avventure di Rolando e i cavalieri di Re Artù (ad esempio il portale del Duomo di Verona) e battaglie contro mostri, draghi e sirene incantatrici.
Tutte queste iconografie, alla fine, conducono il fedele per mano di fronte al tema principe della raffigurazione religiosa di sempre: l’espressione dell’eterna lotta tra il bene e il male.

 

 

(RC n. 17 - Ago/Set 2006)