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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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L'eclissi di Dio

A poche settimane dall’incontro delle famiglie cattoliche con Benedetto XVI a Valenzia, opportunamente è stato presentato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia uno studio sul fondamento filosofico-teologico della cellula basilare della società e sulla sua situazione odierna, nonché sulla stessa generazione della vita umana, oggi gravemente minacciate dall’ideologia relativista e nichilista.

di Matthias von Gersdorff

Un momento storico

«Mai nella storia del passato la procreazione umana e, quindi, la famiglia, che è il suo luogo naturale, sono state minacciate come nella cultura odierna. Le cause sono diverse, ma l’“eclissi” di Dio, creatore dell’uomo, sta alla radice della profonda crisi attuale della verità tutta intera sull’uomo, sulla procreazione umana e sulla famiglia», asserisce nelle prime righe il documento, Famiglia e Procreazione umana, fornendo così una prima idea sia sulla profondità che sulla portata del soggetto dello studio.
Subito dopo, il documento, presentato il 6 giugno scorso dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, elenca queste minacce che, come si sa, si fanno largo principalmente nella legislazione di alcuni Paesi europei e occidentali: «È vero che mai come ora l’istituzione naturale del matrimonio e della famiglia è stata vittima di attacchi tanto violenti. Da correnti radicali, sono sorti nuovi modelli di famiglia. Abbiamo visto manifestarsi l’apologia della famiglia monoparentale, ricostituita, omosessuale, lesbica, ecc. Coppie formate da omosessuali rivendicano gli stessi diritti riservati al marito e alla moglie; reclamano persino il diritto alla adozione. Donne che vivono un’unione lesbica rivendicano diritti analoghi, esigendo leggi che diano loro accesso alla fecondazione eterologa o all’impianto embrionale».


Il suicidio dell’umanità?

Lo studio passa a denunciare la formulazione di una nuova etica su misura per poter «giustificare pratiche bio-mediche che separano, nell’unione coniugale il fine unitivo da quello procreativo, la sessualità dall’amore» facendo sì che «la trasmissione della vita diventi una questione di tecnica e di tecnici».

Poi individua ancora un altro fronte di attacco alla famiglia quando esprime che «dietro l’influenza di ideologie maltusiane, neomaltusiane ed eugeniche, il comportamento sessuale delle coppie è sempre più vittima di pressioni» da parte di autorità nazionali e internazionali, che hanno portato, specialmente nei Paesi poveri, a una percentuale allarmante di donne sterilizzate e, dappertutto, al ricorso di donne alla contraccezione e all’aborto.

«A questi fattori – spiega lo studio – se ne aggiungono altri: il matrimonio è sempre più tardivo; la nascita del primo figlio avviene sempre più avanti negli anni; il divorzio è sempre più frequente e facile; una percentuale crescente di giovani tende a vivere in unioni consensuali e libere».

Cercando di andare alle radici della mentalità che sta producendo questo sconquasso nella cellula basilare della società e, dopo avere ricordato che l’uomo e la donna uniti in matrimonio, «hanno ricevuto la procura di Dio per partecipare, a livello di creatura, al potere creatore divino», il documento denuncia il drastico processo di allontanamento di Dio dalla vita odierna che presuppone questa deriva.

«Influenzata dall’Illuminismo di segno razionalista, la cultura moderna ha dimenticato le sue radici religiose e umanistiche e, lasciando da parte Dio e la dimensione spirituale dell’uomo, è diventata tecnico-scientifica. Il sapere non viene orientato verso la verità, né verso il bene, ma verso il potere e il dominio. L’uomo della modernità ha radicalizzato la tendenza ad occupare il posto di Dio e a sostituirlo».

Secondo lo studio, la conclusione di un tale processo riecheggia l’allarme lanciato nel 2000 da Giovanni Paolo II quando ammonì che l’indebita manipolazione alle fonti della vita rischiava di portare l’umanità a un “ammasso di macerie”: l’uomo, ci dice questa volta il documento in questione, «corre il rischio, come rende manifesto la leggenda dell’apprendista stregone, di mettere in movimento processi che finiscono per distruggerlo».
Dopo aver ricordato che la cultura moderna, essendosi «liberata di Dio, chiederà alla scienza di liberarsi anche dalla morale», il documento si domanda «come non vedere che, alla lunga, questo progetto delirante tende al suicidio?».


L’era post-umana: sbocco della “selezione naturale”?

In seguito lo studio del Pontificio Consiglio per la Famiglia parla del ruolo non trascurabile che ha giocato l’idea «che tutto è frutto dell’evoluzione, che l’uomo non ha, né sopra né sotto di sé, alcun dio; che il dio del passato era fatto dall’uomo a sua immagine e somiglianza, che quel dio è morto e che questa è l’ora di poter produrre l’uomo veramente nuovo».

Questa premessa permette il passaggio al “futuro post-umano”, con la cosiddetta “abolizione dell’uomo”, in cui «se l’uomo si arroga il potere di fabbricare l’uomo, allora si arroga anche il potere di distruggerlo».
Ci domandiamo noi se questo sia l’ultimo esito della “selezione naturale” darwiniana. Sembrerebbe che la risposta sia sì, laddove il documento afferma che  così si arriva a una situazione nella quale «l’uomo è un lupo per l’uomo. Attualmente siamo in guerra, una guerra di tutti contro tutti e in questa lotta per la vita, i più forti vincono necessariamente sui più deboli».

Famiglia e procreazione umana dedica in seguito importanti pagine a ricordarci che la costituzione naturale della famiglia sulla coppia uomo-donna è un patrimonio documentato della sapienza umana di tutti i tempi, dalle società arcaiche a Grecia e a Roma classiche, alla cultura cristiana del Medioevo europeo e dei tempi successivi, ma anche di tutto l’Oriente e l’Occidente, delle società africane e americane precolombiane, perché iscritto in quella lex naturalis comune a tutti gli uomini.
E ribadisce il concetto che alla base degli errori segnalati sta il voler separare e opporre la natura, l’amore e la libertà anziché compenetrare questi concetti reciprocamente. La stessa diversità dei sessi viene analizzata, trascendendo il mero fatto biologico, come un fenomeno psichico che permette di dare un fondamento al matrimonio uomo-donna sulla natura stessa delle cose.

Esso, il matrimonio così concepito, finora ha dato origine alla perpetuazione della specie umana e alla vita sociale dei popoli. La procreazione di nuovi individui non può per questo essere il frutto di processi artificiali, ma deve avvenire nel contesto familiare, il che è anzitutto un diritto irrinunciabile della persona concepita.

Naturalmente la procreazione deve avvenire secondo i criteri di responsabilità che il magistero della Chiesa ha sempre più chiaramente esplicitato negli ultimi decenni. Il documento ribadisce molto chiaramente la tanto polemizzata e osteggiata (persino in ambienti teologici “adulti”) enciclica Humanæ Vitæ di Paolo VI.


Due opposte visione dell’uomo e della società

In realtà è tutto il documento che si propone di essere un’eco di “fedeltà al magistero”,  soprattutto quello espresso in documenti come la summenzionata enciclica, ma anche nell’Istruzione Donum Vitæ firmata dall’allora cardinale Ratzinger in quanto prefetto della Dottrina della Fede, delle encicliche Evangelium Vitæ e di Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II, nonché del Catechismo della Chiesa Cattolica e dei diversi atti magisteriali emanati lungo i decenni dai pontefici man mano che le problematiche coinvolte esigevano più esplicite prese di posizione della Chiesa. Una riaffermazione quanto mai opportuna nel montare della marea zapaterista in Europa e non solo.

La sfida per i cattolici e per tutti gli uomini, come si può desumere dal documento Famiglia e Procreazione umana , è quella di rendersi sempre più consapevoli del progetto divino sulla persona umana e sulla società, entrambe ordinate secondo la legge naturale, per rifiutare efficacemente e motivatamente la mentalità relativista e nichilista odierna che segna l’apice storico di un processo rivoluzionario multisecolare di allontanamento da Dio.                

(RC n. 16 - Luglio 2006)