La liuteria, come vera e propria arte artigianale, è nata in Italia intorno al 1400. Le viole prodotte in Italia e vendute in Francia e Germania, regnarono incontrastate fino all’apparire, alla fine del ‘600, del violino, nato da una trasformazione della viola stessa e destinato a divenire lo strumento ad arco per eccellenza, elemento fondamentale delle orchestre moderne.
Figlio di antichi strumenti, come il rebab introdotto dai Mauri nell’ottavo secolo e delle più recenti viola da braccio e lira da braccio, lo si trova nominato per la prima volta col nome di “violino” in un registro della tesoreria dei Savoia nel 1523.
Difficile attribuirne la paternità, che potrebbe essere del bresciano Gasparo Bertolotti, detto Gasparo da Salò. È cosa certa però che fama e diffusione del violino esplose, verso la metà del 1500, con gli esemplari prodotti nella famosa bottega di Andrea Amati a Cremona, considerato per questo motivo il padre e l’iniziatore della grande tradizione di liuteria italiana e cremonese giunta fino ai giorni nostri.
Tutta la famiglia Amati era dedicata a quest’arte. Antonio, figlio del grande Andrea, fu costruttore di violini particolari, piccoli e rigonfi dal suono esile, ma severissimo.
Gli Stradivari
Poi nacque Antonio Stradivari nel 1644, una vita lunga (morì a 93 anni) interamente dedicata a ricerche minuziose e ad esperimenti attenti per migliorare la resa acustica dello strumento, in una incessante ricerca della perfezione.
Probabilmente formato alla bottega di Amati, considerata la somiglianza dei suoi primi violini con quelli di Amati, una volta aperta la sua bottega, ove lavorò con i figli Francesco e Omobono, modificò molte caratteristiche dello strumento. Infatti, ne migliorò l’incurvatura, uniformò l’inclinazione e lo spessore del legno, modificò la filettatura, l’inclinazione delle “S” o “effe”, la composizione e il colore della vernice.
La sua attenzione scattava al momento della selezione della materia prima, il legno, di cui era un esperto conoscitore. Ferdinando Sacconi, uno dei massimi liutai del ‘900 sostiene che uno dei vari segreti di Stradivari fosse il composto di silicato di potassio e calcio che egli usava per la preparazione del legno.
La sua fama di eccezionale liutaio procurò a Stradivari clienti come il Re Giacomo d’Inghilterra, il cardinale Orsini, Papa Benedetto XIII, i Duchi di Savoia e di Mantova. Quando morì nel 1737, aveva prodotto più di mille strumenti ad arco, dei quali ne sono rimasti circa seicento.
Oltre ai violini, Stradivari fabbricò arpe, chitarre, viole, violoncelli, liuti e tiorbe.
All’interno di ognuno si può ancora leggere la scritta in latino “Antonius Stradivarius Cremonensis Faciebat Anno...”. Gli strumenti successivi al 1730 portano invece la scritta “Sub Disciplina Stradivarii”, probabilmente costruiti solo dai figli.
Gli Stradivari sono considerati i migliori strumenti mai costruiti e gli esemplari perfettamente integri a noi pervenuti, circa una cinquantina, sono stimati a prezzi altissimi. I più celebri violinisti al mondo fanno a gara per possederli o almeno per suonarli. Nel 1998, uno Stradivari, il “Kreutzer Strad” è stato aggiudicato in un’asta di Christie’s per 947.000 sterline (oltre un 1.300.000 euro).
Il Re di Spagna ne possiede una collezione di ben cinque, due violini, due violoncelli ed una viola, esposti a Palazzo Reale di Madrid. Non meno importante è quella della U.S. Library of Congress statunitense che espone tre violini, una viola e un violoncello.
I Guarneri del Gesù
Rientrano nella rosa dei venti più famosi liutai al mondo anche i Guarneri del Gesù, l’ultimo dei quali, forse il più famoso, fu Bartolomeo Giuseppe. Nato in una famiglia di liutai, all’inizio non voleva lavorare nella bottega di famiglia, ma lo fece poi appena trentenne per aiutare il padre, che non godeva di buona salute e le cui condizioni economiche erano tutt’altro che floride.
Iniziò a costruire nel più puro stile cremonese violini perfetti dal punto di vista tecnico, molto belli e tradizionali nel disegno, ma verso i trentasei-trentotto anni, come ad una svolta, si mise a produrre strumenti sempre più innovativi, guardando meno alla precisione tecnica della fattura e concentrandosi piuttosto sulla ricerca di un suono migliore e di un suono particolare per ogni strumento.
Inserendo ogni volta varianti, modificando le bombature, gli spessori del legno, egli otteneva strumenti originalissimi. I violini prodotti negli ultimi anni sono così quelli più pregiati. Essi sono tutti marcati dall’inconfondibile acronimo IHS.
Non avendo figli, la bottega si è chiusa alla sua morte, avvenuta quando aveva solo quarantasei anni.
I violini di Uto Ughi
Il moderno violino si è un po’ modificato rispetto a quello definito “barocco” del Sei-Settecento, per potenziarne la resa sonora. Ma i più celebri esecutori non rinunciano ad avere uno strumento antico, per ritrovare la sonorità utilizzata dai musicisti classici al momento della composizione.
Accade così che i violinisti noti ne possiedano almeno uno o, come minimo, lo prendano in prestito per importanti concerti.
Ogni violino, diverso per sonorità, assorbe poi la personalità dell’artista che lo suona.
Uto Ughi, forse il più celebre violinista italiano, ne suona due, a seconda del programma da eseguire: un Guarneri del Gesù del 1744, uno dei migliori, fabbricato nel suo ultimo anno di vita da Bartolomeo Giuseppe, un violino dal suono caldo e dal timbro scuro, “baritonale”, che è adatto a musiche di autori come Bach, e uno Stradivari del 1701, detto “Kreutzer” dal nome del noto violinista che lo possedeva e al quale Beethoven dedicò una delle sue più celebri sonate. La voce da “soprano”, quasi apollinea di questo violino si rivela più adatta ad esecuzioni di autori diversi.
Lo strumento e il materiale
Il violino è costruito con parti in abete rosso, un legno leggero ma molto resistente ed elastico, quelle che devono trasmettere le vibrazioni, a questo scopo selezionato di venatura dritta e regolare, e parti in acero, legno più duro e più sordo, che ha il compito di rifletterle.
Stradivari andava personalmente nella “Magnifica Comunità di Fiemme” in Trentino per scegliere gli abeti adatti ai suoi violini. La zona è ancora assai famosa per la qualità del legno, particolarmente adatto per la produzione di casse armoniche di strumenti a corda.
Si dice anche che Stradivari abbia utilizzato abeti della “piccola era glaciale”, un periodo che aveva consentito la crescita di alberi particolarmente sani e con anelli molto regolari. Una materia prima quasi perfetta, non più disponibile che, unita al suo talento di liutaio, gli avrebbe consentito di ottenere risultati oggi irraggiungibili.
La liuteria oggi
Vere e proprie dinastie di liutai, oltre a quelle ricordate e con esponenti più o meno famosi, hanno garantito, in un processo evolutivo unico al mondo, una tradizione produttiva ai più alti livelli. La fama degli strumenti cremonesi ha percorso le corti principesche di tutta Europa che hanno fatto a gara per commissionarli.
Dopo gli splendori del Sei-Settecento, un periodo di inevitabile declino ha caratterizzato, pur nella continuità della tradizione, i secoli successivi. Cremona mantiene, però, ancora oggi una grande tradizione nella liuteria.
La scuola di Liuteria, aperta a Cremona nel 1938, ha iniziato a essere di fatto funzionante solo dopo gli anni Sessanta. E nel 1996 è nato il Consorzio liutai “A. Stradivari” allo scopo di promuovere e valorizzare la liuteria cremonese contemporanea.
Il marchio “Cremona Liuteria” garantisce che lo strumento certificato è costruito artigianalmente da un maestro liutaio professionista cremonese. Una banca dati degli strumenti venduti col marchio consente una verifica costante della autenticità degli strumenti e quindi la massima trasparenza. Nella sede del Consorzio, vicino alla Piazza del Duomo, è possibile ammirare gli strumenti col marchio ed anche suonarli.
A palazzo Affaitati si può visitare anche il Museo Antonio Stradivari che conserva documenti, cimeli, attrezzi di lavoro, modelli in legno e in carta del celebre liutaio, oltre a ricordi di Nicolò Paganini, Amilcare Ponchielli e altri musicisti.
(RC n. 18 - Ottobre 2006)